La “Mr Berlusconi Merchant Bank” colpisce ancora. Nella giornata di ieri martedi 11 novembre, il Primo Ministro italiano ha di nuovo dato chiare indicazioni su come investire in Borsa: a parere di Silvio le azioni non possono mai valere meno di 8 volte oppure più di 20 volte gli utili prodotti dalle società quotate. Se il rapporto fra prezzo ed utili (il cosiddetto P/E) dovesse salire o scendere al di fuori di questa forbice bisognerebbe addirittura intervenire d’ufficio con qualche ente incaricato di mantenere le quotazioni ai loro valori fisiologici.
E’ vero che la stragrande maggioranza delle azioni quotate quota attorno a questo intervallo ed è anche vero che, storicamente, il P/E delle Borse Mondiali si è mosso in media tra il 13 ed il 16. Ma se la Berlusconi rule è condivisibile per periodi in cui si hanno utili aziendali relativamente stabili non è altrettanto valida nei momenti in cui i profitti aziendali sono molto volatili, proprio come quello in cui stiamo vivendo. Se un’azienda ha utili molto alti ma il mercato non ha fiducia che questa riesca a mantenere il livello degli stessi, un P/E sotto il valore di 8 è possibile. Allo stesso modo se un per un’azienda si stima che gli utili futuri saranno molto superiori a quelli attuali si può andare anche sopra il 20. Il primo caso è tipico delle imprese che stanno perdendo un regime di monopolio, che non sono in grado di innovare oppure che dovranno investire parecchio per mantenere il livello di profittabilità. Il secondo caso è tipico dei business nascenti ad alta crescita per i quali si prevede un regime futuro di posizione dominante nel proprio segmento, oppure l’invenzione di nuovi prodotti e servizi oggi non ancora definiti. Leggi il seguito di questo post »




