(Giulio Tremonti, La Paura e La Speranza, I valori, per un’identità europea, pag. 75).
Un secolo pieno, se pure breve. Un secolo che non contiene infatti solo la fine del comunismo e l’avvento del mercatismo, le due polarità ideologiche più forti nate rispettivamente al principio e alla fine del Novecento, ma anche i fascismi, il nazismo, la Shoah, i misteri di Fatima, la sepoltura della civiltà contadina, il principio e la fine della fabbrica, il consumismo, infine la crisi della democrazia e l’alienazione dalla democrazia. E’ tutto questo insieme di frenetici mutamenti, tutta questa straordinaria concentrazione di eventi, che ha stravolto la nostra cultura e che alla fine ha creato e lasciato un vuoto nel cuore e nell’anima dell’Europa.
Prima non era così. Prima l’Europa “cristiana” era une grande république che, pur dilaniata da guerre interne, si presentava tuttavia come lo spazio di un’immensa repubblica dominante “nell’arte…nella ricchezza…nell’industria” (Voltaire, il secolo di Luigi XIV, 1751)
COMMENTO: mischiando, al solito, le pere con le mele, il Vandeano Giulio Tremonti ritorna a bomba, al regno di Luigi XIV, per lenire la nostalgia del suo tempo ed i suoi valori irrimediatamente perduti.
Il ricordo Giuliano, quasi agreste, dell’Europa Cristiana perde ahimè per strada la Rivoluzione Francese, l’Illuminismo, i moti rinascimentali, lo sviluppo dei continenti extra europei ma caccia dentro il segreto di Fatima (importante quasi quanto le guerre mondiali, veh) e piange per sempre la sepoltura della civiltà contadina (quella dei pogrom della Shoah, per dire) e la fine della fabbrica, che sarà finita in Italia per le scelte idiote di politica economica, ma che altrove non è ancora smarrita. Così come è successo per la democrazia, grazie all’imbalsamatura del Parlamento.
Pur dilaniata da guerre interne…tsé…dettagli.
Giulio, ritorna a Volterra.
E restaci.
(Giulio Tremonti, La Paura e La Speranza, Una politica nuova, dopo il fallimento delle ideologie, pag. 66)




