Della necessità di una satira contro i cantanti pop

 

I musicisti italiani, gli idoli del pubblico giovane, vivono scortati da una sorta di immunità. I media (giornali, radio, Tv) li ascoltano e li rappresentano con un misto di curiosità e riverenza, non osando criticarli, per evidente paura di incorrere nel disprezzo dei loro fans. Eppure i cantanti hanno oggi un ruolo che va al di là dell’intrattenimento: sono dei veri e propri maitre a penser, degli opinion leader o per dirla in italiano, anche loro ogni tanto la sparano grossa, come gli anchor man, come i calciatori di serie A, come gli uomini politici quando prendono posizione su questioni di interesse nazionale.

Prendiamo Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, in religione Jova. I suoi appelli a sostegno di Jubilee 2000, la campagna per l’annullamento dei debiti di alcuni paesi poveri, lo hanno portato alla ribalta della politica estera italiana, per non parlare delle sue prese di posizione pacifiste ed anti-interventiste ai tempi della campagna di bombardamenti sulla Serbia (espresse con la famosa canzone “il mio nome è mai piu”, cantata a tre voci con Piero Pelu e Ligabue). Il ruolo politico di Jovanotti, grazie al tam-tam dei mezzi di comunicazione, è evidentemente ben piu importante di quello di molti parlamentari regolarmente eletti (e pagati) e le sue dichiarazioni assumono ben maggiore rilevanza di quelle, putacaso, di un Roberto Barbieri (democratico di sinistra), o di un Nicolò Cuscunà (Alleanza Nazionale) qualunque. E va da sé, ovviamente, che quello che dice Jovanotti sia criticabile, anche se espresso in nome dei sentimenti migliori.

In fondo non tutti sono d’accordo nell’eliminare il debito al Terzo Mondo (beh, insomma, qualcuno dovrà pur pagare, cioè i contribuenti) e così nemmeno molti erano d’accordo sul fatto che Milosevic potesse essere fermato con un giro di basso e batteria. Eppure non si è vista una vignetta in tutti i giornali del regno. Il buon Lorenzo è solo un esempio di come nel nostro paese sia necessario un “manifesto per la satira contro i musicisti”: è cioè l’obbligo, per una migliore e piu costruttiva satira nazionale, che quest’arte non si incarognisca solamente contro i soliti noti, i Berlusconi, i Rutelli, i Bossi, i Veltroni, ma prenda di mira anche i nuovi esponenti della retorica nazionale, i cantanti pop. Tanto loro mica se la prendono.

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