La lunga marcia: pacifisti in crisi di identità

Il mullah Omar, complice conclamato di Osama Bin Laden nelle scorribande terroristiche è un teologo dell’Islam, uno che si interessa di teologia. Non è una vera e propria guida nella gerarchia clericale islamica, ruolo storicamente riservato agli Imam, eredi spirituali del Profeta Maometto.

Khomeini era un vero Imam, c’è un Imam bellicoso anche a Porta Palazzo che infiamma con le sue prediche i musulmani di Torino, l’Islam è pieno di Imam.

Ma Omar è solo un mullah che in alcuni vocabolari viene definito come il corrispondente di un prete di campagna nella civiltà islamica.

Un po’come se da noi il prete di Vimercate si mettesse a far politica con Bossi e marciasse verso Roma incendiando il Colosseo

Nello scontro finale tra Oriente ed Occidente siamo in debito di personalità spirituali bellicose. In grado di infiammare il popolo e di marciare verso la Guerra Santa.

I nostri parroci, con un maggior senso della misura, si limitano a marciare da Perugia ad Assisi invocando la pace nel Mondo, mischiandosi con politici dalla popolarità in picchiata e lanciando l’operazione Utopia Duratura che conta anche sull’appoggio dei giovanotti no global, Casarini ed Agnoletto in testa.

Il Pacifismo Globale, così come lo conosciamo dal Dopoguerra ad oggi vive forse il suo momento più difficile, sincretico con il fondamentalismo orientale più che il declino spirituale dell’Occidente, con il suo misto di chierici e mangiapreti, intellettuali e sfaccendati da case occupate.

Dopo il sussulto violento di Genova il pacifismo ha perso la sua innocenza e gran parte della sua audience.

Bush odia i pacifisti, il Papa non ha più l’entusiasmo di un tempo, anche il mullah Omar e Bin Laden disprezzano i portatori di pace, che non son buoni di caricare un kalashnikov.

Nessuno li ama più.

Consoliamoci, forse sono manovrati dalla CIA.

Annunci

Dio e Berlusconi. Il dramma di essere fraintesi

Dio e Berlusconi hanno lo stesso problema, la mala interpretazione delle loro parole.

Dio dice: uomini, non dovete fare la guerra in mio nome, nel Corano non c’è una sola parola contro la vita…

Ma i teologi, gli studenti del Corano e simili dicono: Sia la guerra, in Suo nome, guerra santa: Jihad contro gli infedeli.

Berlusconi invece afferma a Berlino: La civiltà occidentale è superiore a quella islamica ed è normale che cerchi di conquistarla con la forza.

O meglio, questo è ciò che riportano i giornalisti presenti perché Berluska ha smentito tutto, dicendo che quelli della stampa lo hanno male interpretato.

Lui non ha detto niente di simile e per rimediare al pasticcio internazionale ha invitato a Palazzo Chigi tutti gli ambasciatori dell’Islam.

Non per scusarsi dice, dato che lui non ha mai detto quelle cose, ma allora perché li ha invitati.

Cos’abbia veramente detto Berlusconi non si sa ma il dramma è un altro:

che Dio parte in svantaggio, perché non può smentire ciò che dice.

Grande Ritornello 2

Alé, si ricomincia. Lo show più famoso della real TV torna ad appassionare i telespettatori, in attesa fremente dei bombardamenti americani in Afghanistan.

Quest’anno il GF2 è partito un po’ in sordina , proprio grazie alla tragedia di New York e Washington e a dire il vero rispetto alla prima edizione pare aver perso un po’ di smalto.

Un po’ sarà la mancanza di novità, un po’ i personaggi paiono meno interessanti dei protagonisti dell’anno scorso.

Dove quelli, infatti, apparivano schietti e peccavano solo di una dilettantesca manìa della recita, questi sono taroccati fino all’inverosimile, si atteggiano oltre ogni misura, sbracano a comando.

Per la prima edizione qualche intellettuale si scomodò al paragone con la Commedia Umana di Balzac, quest’anno, al massimo, siamo dalla parte della Tragedia Estetica dei Vanzina .

Trucco che cola, gergo giovanottardo, tatuaggio d’ordinanza, volgarità di maniera e l’aria della mediocrità che incombe su tutti quanti.

Taricone, Salvo, Marina, Lorenzo e gli altri della edizione numero 1 potevano godere dell’innocenza della prima volta, parevano presi veramente dai bar, dal negozio, dalla strada mentre questi ultimi, falsi come l’ottone, sembrano uscire da una retata nella stessa discoteca di provincia.

“Ti trombo qua, ti trombo là”, ecco il leit motiv dell’edizione che, c’era da giurarci, può sperare solo nell’orgia per superare il deja vu . Solo una scopata collettiva potrà soddisfare le ambizioni degli autori e la voglia di identificazione di questa gioventù da spiaggia che ci ritroviamo in TV: Mascia, Tati e Mathias, l’unico nero che non tromba.

L’uomo è debole, speriamo nella Gialappa’s.

Cherchez la Femme

Per spiegare la crisi islamico-occidentale seguita all’attentato al World Trade Center ed al Pentagono i commentatori di tutto il mondo si affannano ad aggiornare le analisi geo-economico-politiche che vedono al centro il solito petrolio o altri idrocarburi (ad esempio il gas).

Il Pakistan sarebbe strategico perché crocevia territoriale, potenzialmente riempibile di oleodotti o gasdotti fino all’Oceano Indiano.

Tutte balle.

Quando gli uomini danno di matto ed alzano la mano l’uno sull’altro, in qualche modo – parafrasando un proverbio cinese prima ancora che la regola numero 1 dei gialli letterari – la colpa è sempre delle donne.

Omero non era un fesso e, per dare senso alla prima carneficina della storia (Greci contro Troiani), accusava lo stolto desiderio di Paride per la bella Elena che fece scorrere sangue a fiumi in anni in cui non si vedeva una tanica di benzina in giro.

I kamikaze islamici vanno a morire per Allah ed il Paradiso ove gli si promette il riparo di frasche ombrose ed il conforto di 72 vergini e potete immaginare quanto l’ombra, in questo caso, rappresenti un richiamo trascurabile.

Bin Laden poi, alto un metro e novanta dallo sguardo dolce e dalla voce pacata, è già entrato – c’è da giurarlo – nelle fantasie erotiche di molte donne occidentali – orfane di un bell’harem islamico.

Se le donne lo amano egli ama essere amato e quindi, se mi passate il sillogismo, pur di farsi notare butterebbe giù due torri intere.

Infine la questione afghana è in gran parte data dalla discriminazione sociale delle donne locali, costrette a portare il Burkha, un manto che le copre dalla testa ai piedi. Se gli occidentali decideranno di morire per l’Afghanistan lo faranno anche – sobillati dal coraggio delle idee più che dalle loro mogli – per liberare le donne afghane dal giogo dell’integralismo più retrivo.

E già immagino il buon soldato americano John Smith che, come il nonno regalava stecche di cioccolato alle ragazze nella Napoli liberata dai nazisti, si batterà fino all’ultimo per sfilare sorridente nelle strade di Kabul, scoprendo i veli delle donne afghane (sic!) pur di fare amicizia.