Cherchez la Femme

Per spiegare la crisi islamico-occidentale seguita all’attentato al World Trade Center ed al Pentagono i commentatori di tutto il mondo si affannano ad aggiornare le analisi geo-economico-politiche che vedono al centro il solito petrolio o altri idrocarburi (ad esempio il gas).

Il Pakistan sarebbe strategico perché crocevia territoriale, potenzialmente riempibile di oleodotti o gasdotti fino all’Oceano Indiano.

Tutte balle.

Quando gli uomini danno di matto ed alzano la mano l’uno sull’altro, in qualche modo – parafrasando un proverbio cinese prima ancora che la regola numero 1 dei gialli letterari – la colpa è sempre delle donne.

Omero non era un fesso e, per dare senso alla prima carneficina della storia (Greci contro Troiani), accusava lo stolto desiderio di Paride per la bella Elena che fece scorrere sangue a fiumi in anni in cui non si vedeva una tanica di benzina in giro.

I kamikaze islamici vanno a morire per Allah ed il Paradiso ove gli si promette il riparo di frasche ombrose ed il conforto di 72 vergini e potete immaginare quanto l’ombra, in questo caso, rappresenti un richiamo trascurabile.

Bin Laden poi, alto un metro e novanta dallo sguardo dolce e dalla voce pacata, è già entrato – c’è da giurarlo – nelle fantasie erotiche di molte donne occidentali – orfane di un bell’harem islamico.

Se le donne lo amano egli ama essere amato e quindi, se mi passate il sillogismo, pur di farsi notare butterebbe giù due torri intere.

Infine la questione afghana è in gran parte data dalla discriminazione sociale delle donne locali, costrette a portare il Burkha, un manto che le copre dalla testa ai piedi. Se gli occidentali decideranno di morire per l’Afghanistan lo faranno anche – sobillati dal coraggio delle idee più che dalle loro mogli – per liberare le donne afghane dal giogo dell’integralismo più retrivo.

E già immagino il buon soldato americano John Smith che, come il nonno regalava stecche di cioccolato alle ragazze nella Napoli liberata dai nazisti, si batterà fino all’ultimo per sfilare sorridente nelle strade di Kabul, scoprendo i veli delle donne afghane (sic!) pur di fare amicizia.

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