Sgarbi in Afghanistan: governo ladro?

Il prode Vittorio, sottosegretario ai Beni Culturali con fidanzata al seguito, è l’avanguardia politica della missione italiana in Afghanistan.

Le cose non sono partite benissimo, dato che l’aereo con la delegazione ministeriale e con i primi ufficiali ha rotto un motore ed ha dovuto fare scalo in Oman.

Se il buongiorno si vede dal mattino…

Un episodio del genere, consolidando l’immagine povera di un’Italia con le pezze al culo e le scarpe di cartone, avrebbe scoraggiato il sottosegretario più interventista.

Ma non il prode Vittorio che, glissando sul motore in avarìa e sugli incerti destini dell’esercito italiano in Asia si è detto entusiasta perché Berlusconi gli ha dato un compito di primaria importanza: “Vittorio, recupera il recuperabile”.

L’ordine fa riferimento al patrimonio artistico dell’Afghanistan: Sgarbi comincerà visitando la famosa vallata con le statue di Buddha distrutte dai talebani e farà una capatina al Museo di Kabul.

Ma una frase come quella di Berlusconi starebbe bene in bocca al Napoleone della Campagna d’Italia oppure ad Adolf Hitler, durante il sacco di Parigi da parte dei nazisti.

Data la sua immagine (assai deteriorata) sulla questione dell’appropriazione indebita, Berlusconi dovrebbe astenersi dal dare simili indicazioni ai suoi scudieri.

E se sparisce qualcosa dall’Afghanistan? Daranno la colpa all’Italia?

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Ci sarà un giudice a Bruxelles?

Bossi, il leader della Lega, ha spiegato al popolo dei suoi sostenitori perché il Governo si ostini tanto a non accettare l’irrigidimento delle regole europee sul mandato di cattura internazionale.

Per Bossi tutto nasce dall’esigenza di difendere il popolo padano, milanese in particolare, dall’ingerenza dei giudici comunisti belgi.

“Non consegnerò mai un cittadino padano ai magistrati europei”, ha tuonato Bossi, per poi aggiungere “un cittadino, magari di Arcore…”, con evidente riferimento al Berluska ma poi, “odorando” che il popolo aveva bisogno non del caso esemplare ma di un bozzetto lumbàrd ha corretto: “non consegnerò mai un operaio della Bovisa ai giudici di Forcolandia – che starebbe per Eurojust – per di più comunisti!!!”.

Ecco qua un’altra figurina che mancava, dopo la casalinga di Voghera, ad esemplificare il buonsenso mediano dell’Italia che lavora e un po’, di quel che succede nel mondo, non ci capisce una fava: l’operaio in tuta blu, figlio di un’industria che non c’è più.

Umberto Bossi, facendo leva sulle sue qualità retoriche, ha evocato un lavoratore in tuta sporca, sigaretta e voce di catarro (Alfa Romeo, Giancarlo Giannini o giù di li…) in un quartiere (la Bovisa) con più islamici che saldatori di razza, equiparandolo alle delinquenze di Al Qaeda (da cosa dovremmo proteggere il Cipputi in tuta blu, se non dalle incursioni di una legge fatta apposta dopo l’11 settembre per catturare i terroristi?) e che sogna così, tanto per fare, di tanto in tanto, di commettere qualche reato di corruzione e farla pure franca.

Ma davvero l’operaio della Bovisa dovrebbe preoccuparsi dei giudici di Bruxelles?

Oppure è veramente solo Berlusconi che si nasconde?

Inutile però prendersela con Bossi che fa confusione: non era forse chiaro lo slogan di Berlusconi in campagna elettorale?: un presidente operaio?.

Diavolo di un imprenditore.