Satira: anno zero.

Tirato politicamente per i capelli dalla Destra (che lo accusa di essere un militante dell’opposizione) e dalla Sinistra (che cerca di farne un paladino della democrazia contro il regime berlusconiano) Benigni aveva a Sanremo una grossa responsabilità: definire i nuovi confini di intervento della satira, il nuovo ruolo, nella neonata Repubblica del Centro Destra al Governo, della battuta ridanciana a sfondo politico.

L’intervento del comico toscano in prima serata, sabato 9 marzo 2002, era atteso come un pronunciamento delle Nazioni Unite, come un discorso di Bush, come una tetta della Arcuri all’arrivo della primavera.

L’intervento di Benigni ha però sorpreso un po’ tutti limitando lo spazio riservato alla politica e lanciandosi invece sul Sesso (letteralmente, quello di Baudo, Arcuri e Belvedere), nella Musica (con una canzoncina sull’amore) e su Dante, citato con un inno a Madonna Vergine.

Lo show di Benigni, coinvolgente ed appassionato al punto di scatenare una standing ovation da parte del teatro Ariston, ha prima commosso poi diviso il pubblico televisivo (20 milioni di spettatori, quasi una finale dei Mondiali…) e la critica.

A tutti è parsa possibile una doppia lettura: la prima conciliante con i suoi nemici, la seconda nel segno della continuità antagonista.

Soprattutto la chiusura dell’intervento, con le esortazioni a Berlusconi affinché faccia tutto il possibile per farci sentire tutti orgogliosi di essere italiani, è subito parso materiale da esegesi nel genere satirico: sberleffo o pacificazione? .Invito ad andarsene dal governo oppure un brandello di fiducia , una nuova delega inaspettata e clamorosa? .

I “maligni” – favorevoli alla tesi della mano tesa al premier – sostengono che, con il film Pinocchio in uscita il comico toscano non possa permettersi di dare troppo contro al padrone dei cinema, delle Tv, delle videocassette, dei supermercati dove vendono i popcorn e la coca cola che bevete guardando le videocassette…e così via….

I “benigni” (scusate il gioco di parole)- i lealisti della satira come arma sempre sguainata contro il regime – parlano invece di provocazione sottile, falsamente ingenua, ricca di carica dirompente proprio perché in grado di arrivare a chiunque, favorevoli e contrari politicamente, dando al Presidente del Consiglio una responsabilità forse troppo alta per lui, che conosce solo l’orgoglio anticomunista.

Insomma, l’Italia si divide in due: Guelfi, che pensano che Benigni si sia venduto a Berlusconi per il suo tornaconto, e Ghibellini per i quali Enrico B. rimane il campione anticonformista di sempre.

E’ il momento di contarsi – come diceva la maestra in gita salendo sul pullman – chi di voi è Guelfo, chi Ghibellino?

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