Adotta un terrorista: un’insolita uscita dalla crisi di Betlemme

Vediamo di ricostruire: per togliere l’assedio dalla Basilica di Betlemme, in cui è asserragliata una pattuglia di palestinesi -presunti terroristi -la strana triade Usa, Vaticano,Italia si è inventata una soluzione: 13 di questi, i più ricercati da Israele – che evidentemente ha deciso di lasciarli andare per non buttar giù a cannonate il luogo sacro -debbono essere ospitati da un paese straniero, meglio se neutrale, meglio se italiano.

La strana triade in realtà composta da Powell, Sodano, Andreotti ha già mostrato delle crepe, tipo Andreotti che continua a parlare a nome del Governo, quando dovrebbe starsene buono buono in parlamento finché morte non lo colga (il giro di parole serve ad individuare un senatore a vita…)

Insomma Andreotti, stia zitto e non prenda impegni per noi, debbono aver pensato Berlusconi e Bossi, il primo perché pensa che il 13 porti sfiga – in assenza, al solito, di parole chiare e di prese di posizione coerenti del premier dobbiamo attenerci all’arte filo-politologica -; Bossi perché con la nuova legge sull’immigrazione da lui proposta esordire proprio aprendo le porte a questa pattuglia di bombaroli farebbe incazzare – a ragione – qualche buon immigrato marocchino con la coscienza in regola, costretto a lasciare l’Italia a causa della nuova normativa.

Ma non è che gli Usa ed il Vaticano facciano una figura migliore.

I primi pur di raggiungere un successo diplomatico si mettono a decidere per gli altri, per cui l’Afghanistan deve essere liberato da ogni terrorista mentre su quelli altrui purché ci sia qualcuno che se li prenda in casa, va bene.

Il Vaticano, tanto per cambiare, predica in patria e razzola all’estero, proponendo un lasciapassare a persone di dubbia provenienza (non saran terroristi forse, ma quanti innocenti resisterebbero ad un assedio di un mese contro i tank israeliani?) e soprattutto sanciscono che la Basilica di Betlemme è inviolabile, ma qualche palazzina italiana merita di finire sotto tiro (per chi di voi conosce anche solo di nome il Mossad, capirà che dobbiamo attenderci perlomeno un esplosione anche a casa nostra, se accogliessimo la pattuglia…).

Insomma, quello di Betlemme è un vero pasticcio, potenzialmente più esplosivo – si perdoni la parola – del caso Ocalan qualche mese fa, o della fuga dei terroristi che dirottarono l’Achille Lauro addì 1985, terroristi catturati dagli Usa ed affidati all’Italia che se li fece scappare, in maniera ridicola, anzi volontariamente.

Chi avrà messo in testa a qualche genio diplomatico l’idea che l’Italia è il Bengodi dei terroristi?

Grattacieli e no: come cambia la vita un palazzo…

Tra qualche tempo sarà necessario riscrivere il rapporto tra l’uomo ed una delle sue invenzioni più sublimi: lo skycraper il grattacielo.

Mai come in questi ultimi mesi a cavallo tra il 2001 ed il 2002 (il vero giro di boa del millennio, secondo i certosini) si sono verificati tanti e tali fatti, tragici alcuni e burleschi altri, da far credere che qualcosa, in quel percorso ideale partito dalla costruzione della torre di Babele (lasciata a metà, già allora si trattava di Grandi Opere…) si sia interrotto per sempre.

L’idea che una costruzione umana, edificata in pietra prima, in vetro e cemento poi, si protendesse a tal punto verso il cielo, fino a quasi sfiorare Dio, è stata da sempre la molla che ha spinto verso l’alto mistici e costruttori alla ricerca di una comunanza spirituale i primi, di profitto gli altri (ma si sa, in certe religioni nordamericane fede e profitto pari sono).

Ma oggi quell’incantesimo si è rotto, quella pulsione religiosa non c’è più, il patto tra il grattacielo e l’uomo si è rotto.

Hanno cominciato i terroristi islamici dell’11 settembre, picchiando con i loro aerei di linea dirottati sui piani alti del World Trade Center a New York, li ha emulati un ragazzino in Florida, schiantandosi con un piccolo aereo da turismo contro gli uffici della Bank of America. E’ di poche settimane fa l’entrata del 70enne Fasulo nel Pirellone di Milano, con un Fokker a volo radente fino allo schianto al 26esimo piano della Regione Lombardia.

Non c’è più nulla di magico nello spettacolo architettonico di un parallelepipedo turrito che si staglia sull’orizzonte e vigila, come guardiano, sulle nostre metropoli.

L’uomo rifiuta il palazzone, lo odia come simbolo della stupida opulenza del Golìa moderno, ci si butta contro, per morire e far morire.

La sublime aspirazione dell’uomo di salire al cielo, di avvicinarsi a Dio, diventa più prosaicamente il tentativo di mandarsi al Creatore, lasciandoci le penne.

Lo spunto per questa piccola riflessione mi viene leggendo la notizia di una donna che a Miami ha cercato di suicidarsi buttandosi dal 14esimo piano di un palazzo. La poverina non ce l’ha fatta: si è solo rotta un braccio cadendo su di una panciuta e molle automobile americana; per una volta non ci sono aerei di mezzo ma la lugubre ombra di un grattacielo che aderisce perfettamente alla nera dissolvenza del Signor La Morte – mi si è proiettata innanzi, con forza.

A dire il vero altre riflessioni mi stimola le lettura di quella breve notizia riportata da Il nuovo on line, almeno due:

1) La donna è caduta su un auto, vicino all’auto c’era l’agente Mike Fresco, la donna sarebbe in crisi dopo 7 anni di matrimonio (che originale…), il palazzo era il 14esimo, il doppio di 7. Il Venerdi precedente (giorno sfigato il Venerdi, quaresimale…) la donna aveva ingoiato un tubetto di pillole, senza riuscire nell’intento…Ecco, se io dovessi inventarmi una notizia la scriverei proprio così, ma io non faccio il giornalista in america e poi c’è la testimonianza di Mike Fresco;

2) Mike Fresco dopo aver portato la donna in ospedale ha affermato: “evidentemente non è il suo momento…(ironico) per poi impietosirsi: “ha bisogno di aiuto”.

Ok, Mike, buttala dal 28esimo.