Grattacieli e no: come cambia la vita un palazzo…

Tra qualche tempo sarà necessario riscrivere il rapporto tra l’uomo ed una delle sue invenzioni più sublimi: lo skycraper il grattacielo.

Mai come in questi ultimi mesi a cavallo tra il 2001 ed il 2002 (il vero giro di boa del millennio, secondo i certosini) si sono verificati tanti e tali fatti, tragici alcuni e burleschi altri, da far credere che qualcosa, in quel percorso ideale partito dalla costruzione della torre di Babele (lasciata a metà, già allora si trattava di Grandi Opere…) si sia interrotto per sempre.

L’idea che una costruzione umana, edificata in pietra prima, in vetro e cemento poi, si protendesse a tal punto verso il cielo, fino a quasi sfiorare Dio, è stata da sempre la molla che ha spinto verso l’alto mistici e costruttori alla ricerca di una comunanza spirituale i primi, di profitto gli altri (ma si sa, in certe religioni nordamericane fede e profitto pari sono).

Ma oggi quell’incantesimo si è rotto, quella pulsione religiosa non c’è più, il patto tra il grattacielo e l’uomo si è rotto.

Hanno cominciato i terroristi islamici dell’11 settembre, picchiando con i loro aerei di linea dirottati sui piani alti del World Trade Center a New York, li ha emulati un ragazzino in Florida, schiantandosi con un piccolo aereo da turismo contro gli uffici della Bank of America. E’ di poche settimane fa l’entrata del 70enne Fasulo nel Pirellone di Milano, con un Fokker a volo radente fino allo schianto al 26esimo piano della Regione Lombardia.

Non c’è più nulla di magico nello spettacolo architettonico di un parallelepipedo turrito che si staglia sull’orizzonte e vigila, come guardiano, sulle nostre metropoli.

L’uomo rifiuta il palazzone, lo odia come simbolo della stupida opulenza del Golìa moderno, ci si butta contro, per morire e far morire.

La sublime aspirazione dell’uomo di salire al cielo, di avvicinarsi a Dio, diventa più prosaicamente il tentativo di mandarsi al Creatore, lasciandoci le penne.

Lo spunto per questa piccola riflessione mi viene leggendo la notizia di una donna che a Miami ha cercato di suicidarsi buttandosi dal 14esimo piano di un palazzo. La poverina non ce l’ha fatta: si è solo rotta un braccio cadendo su di una panciuta e molle automobile americana; per una volta non ci sono aerei di mezzo ma la lugubre ombra di un grattacielo che aderisce perfettamente alla nera dissolvenza del Signor La Morte – mi si è proiettata innanzi, con forza.

A dire il vero altre riflessioni mi stimola le lettura di quella breve notizia riportata da Il nuovo on line, almeno due:

1) La donna è caduta su un auto, vicino all’auto c’era l’agente Mike Fresco, la donna sarebbe in crisi dopo 7 anni di matrimonio (che originale…), il palazzo era il 14esimo, il doppio di 7. Il Venerdi precedente (giorno sfigato il Venerdi, quaresimale…) la donna aveva ingoiato un tubetto di pillole, senza riuscire nell’intento…Ecco, se io dovessi inventarmi una notizia la scriverei proprio così, ma io non faccio il giornalista in america e poi c’è la testimonianza di Mike Fresco;

2) Mike Fresco dopo aver portato la donna in ospedale ha affermato: “evidentemente non è il suo momento…(ironico) per poi impietosirsi: “ha bisogno di aiuto”.

Ok, Mike, buttala dal 28esimo.

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