Indiana Jones ed i Popoli Del Libro

E’ uscito il nuovo episodio della saga cinematografica di Indiana Jones (stavolta alla ricerca di un Teschio di Cristallo) ed ha fatto il botto. Un incasso di più di 100 milioni di dollari per il primo week end di programmazione. Il 4 episodio della serie ha già incassato più di ciascuna delle puntate precedenti, lanciandosi all’inseguimento di Guerre Stellari, episodio 3 (o la guerra dei Sith) che al suo debutto aveva infranto anch’esso la barriera dei 100 super bigliettoni.

Spielberg è tornato dietro la macchina presa per scrivere una nuova puntata di uno dei più straordinari blockbuster cinematografici della storia del cinema, dove l’eroe-archeologo Harrison Ford si lancia alla ricerca di arche perdute, di sacri graal, lasciandosi trascinare in anacronistiche ultime crociate. I riferimenti biblici e vangelici, le reliquie religiose, i miti medioevali e gli scontri di fede fanno insomma da sfondo ed ispirazione per uno dei più ricchi progetti cinematografici della storia.

Già la religione. La Bibbia. Per parlare di un altro blockbuster della cultura (non però al cinema dove si ricorda solo l’imponente baracconata di Cecile de Mille e la totale cantonata di John Houston in una produzione italiana del ’66): a tutt’oggi l’opera letteraria più venduta e diffusa della storia dell’Umanità.

La Bibbia che ha generato l’Ebraismo partendo da Abramo. Che ha poi tenuto a battesimo il cristianesimo introducendo il personaggio di Gesù e che ha infine ispirato la nascita dell’Islam con il revisionismo di Maometto. A ben vedere anche questa, come quella di Indiana Jones, appare una saga dove tutti i popoli del libro (ebrei, cristiani, musulmani) si rifanno all’orginale, al Dio creazionista. Tutto il monoteismo odierno si basa su quel primo episodio, sul Vecchio Testamento (guest stars Abramo, Noè, Mosè), senza il quale non avremmo il Nuovo Testamento e nemmeno il Corano.

Certo, la storia di ebrei, cristiani e musulmani non è stata gestita in maniera così professionale come può fare probabilmente solo l’industria hollywoodiana con il suo stuolo di autori, produttori, avvocati. Nella Storia delle Religioni, come la rileggiamo fino ai giorni nostri, tra proselitismo, abiure, eresie, scismi e massacri The Bible Saga non si è certamente sviluppata in maniera meno tranquilla, rispetto ad Indiana Jones sotto la salda guida di Steven Spielberg e della Paramount.  Ma questo non cambia la sostanza:

gli ebrei hanno avuto l’Idea (la Bibbia) ed il loro Eroe (Dio con la barba, diciamo il cavaliere jedi);

i cristiani hanno scippato l’Idea imponendo un finale più commestibile al grande pubblico, introducendo il personaggio di Gesù, il figlio di Dio (Luke Skywalker, per comodità);

i musulmani non solo hanno rubato l’idea originaria, ma hanno negato persino il secondo finale proposto dai cristiani, ridimensionando il personaggio di Gesù lasciando campo libero ad un revisionismo fosco e guerriero (tipo Skywalker è in realtà figlio di Darth Vader, l’angelo caduto della forza)

Eresia? Mica tanto. Pensate se dopo aver visto il primo Indiana Jones girato da Spielberg un altro regista (poniamo Francis Ford Coppola) avesse girato anche lui un Indiana Jones ma introducendo un figlio segreto e non limitandosi allo scippo dell’idea (senza pagamento dei diritti), avesse cercato di rapire ed uccidere Steven Spielberg, diffondendo poi su di lui maldicenze distribuite ad arte. Maledicendolo per l’eternità.

E poi immaginate un terzo regista (chiamiamolo Steven Soderbergh), così invidioso di Spielberg e Coppola  che pur di avere successo avesse ripreso la storia del figlio segreto di Coppola ma al solo scopo di negarla, rivelando invece che Indiana Jones non era nemmeno un archeologo e che il suo vecchio padre (che compare nel primo episodio) non era nemmeno suo padre e cosi via. Ancora una volta senza pagare diritti. Ancora una volta mandando qualcuno a menare Spielberg e anche Coppola, accusandoli presso il grande pubblico delle nefandezze più gravi. Rigandogli l’auto, facendogli trovare un pollo morto nella casella delle lettere. Fingendosi ora amico ora nemico di entrambi. In una tiritera senza fine. Ancora rubando le idee altrui, ancora senza pagare un dollaro di diritti.

Ecco pensateci bene. Al Vecchio Testamento come pilot. Al Vangelo come sequel. Al Corano come sequel del sequel. Sarebbe possibile oggi gestirlo come lo hanno gestito ebrei, cristiani e musulmani negli ultimi duemila anni? Tra guerre, persecuzioni, accuse di apostasìa?  Sono sicuro che una roba così non arriverebbe nemmeno all’aula di Tribunale, tanto scontato sarebbe l’esito. Ma i Cristiani non potevano inventarsi un Dio tutto nuovo, che so, che esce dalle acque? E gli Islamici, un Dio fatto di sabbia nel deserto? Invece San Pietro e San Paolo nel primo caso, Maometto nel secondo, sono andati in giro a predicare senza la farina del proprio sacco, tra Roma e Damasco, tra la Mecca e Medina. senza pagare una lira di diritti alla Sinedrio Inc. o alla Mosé & Co.

Ecco forse una spiegazione per Auschwitz e le guerre arabo-israeliane.

Questi non vogliono andare alla SIAE.

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2 Risposte to “Indiana Jones ed i Popoli Del Libro”

  1. pippawilson Says:

    Il nuovo Indi è tanto brutto quanto la seconda trilogia di Star Wars, il che significa che le nuove generazioni hanno gusti caccosi.

    E ribadisco che il Nuovo Testamento è a tutti gli effetti un sequel, non ci sono gli stessi personaggi!!!!!!

  2. jonkind Says:

    E’ vero che ci sono nuovi personaggi ma non si fa che citare quelli del Vecchio Testamento.

    Se Gesù ed i suoi accoliti si fossero presentati senza fare alcun riferimento al Dio della Creazione, al Mosè delle tavole, ai profeti sarebbero stati considerati alla stregua di una banda di motociclisti hippie nel deserto del Negev. Non avrebbero ricevuto alcun credito dai loro contemporanei ed i discepoli, poi, si sarebbero sganciati ben prima di scroccare l’ultima cena.


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