A meno della Jihad

E’ ancora in Italia? O è tornato a casa sua?

In Italia per il vertice della FAO (che si potrebbe ribattezzare Food Alarm Organization: tante chiacchere, pochi fatti), il signor presidente dell’Iran ha colto l’occasione per uscire dal seminato e per dare ancora una volta la colpa agli ebrei di tutto il male del mondo. Non si capisce cosa c’entrasse con il resto stavolta. Con la fame, con il rincaro degli alimentari, con il problema degli alti costi energetici (cioè lui vende petrolio al mondo a carissimo prezzo e se aumenta la benzina è colpa degli ebrei, io credo che anche Goebbels, qui, avrebbe predicato prudenza).

Ma pare chiaro che dare la colpa ad Israele prima di iniziare un qualunque altro discorso, oltre che una comoda formula caccia-consenso sulle masse islamiche, sia una forma tonificante di preghiera, un esercizio fisico e spirituale scaccia pensieri.

Almeno non è stato blandito dagli altri potentoni della terra e manco dal governo italiano. Due di picche dal Papa, da Napolitano, da Berlusconi. Nessuno lo ha voluto a cena, nemmeno ci han preso insieme un caffé. Anzi da più parti lo han chiamato persino tiranno o dittatore, lui regolarmente eletto in una Repubblica (seppur Islamica).

Se ne torni in Iran, Ahmadinejad, ed impari la lezione che non si può tirar troppo la corda. Va bene che il mondo è disposto ad ascoltare le sue tirate antisemite ed a prendere in considerazione la Jihad come legittimo riscatto di un popolo contro i soprusi del mondo occidentale.

Ma per favore un po’ di educazione e buona creanza. Non a tavola. Soprattutto quando il cibo non c’è.

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4 Risposte to “A meno della Jihad”

  1. Paolo Says:

    Ma perchè tanti continuano a non vedere nelle parole di Ahmadinejad il sottotesto politico? L’Iran cerca da ormai due anni di qualificarsi come il frontrunner di una nuova aggregazione. Non quella del Novecento, dell’abbondanza. Non quella di oggi, della scoperta dell’impreparazione. Ma quella dei prossimi tre decenni, quella della scarsità. Quella durante la quale, politicamente parlando, un metro cubo di gas naturale varrà più di un container di iPod e in cui, socialmente parlando, il rifiuto dei mainstream culturali del passato varrà molto, molto più della tutela padronale dei privilegi acquisiti.

  2. jonkind Says:

    Certo, il sottotesto va cercato con il classico lanternino. Ahamdinejad sarà anche il portatore di un nuovo riscatto per una serie di paesi non allineati all’Occidente ma il suo messaggio antisemita appare estremamente vecchio. Non c’è bisogno di tirare in ballo su ogni argomento (la FAO si riuniva per parlare di allarme cibo, per una scarsità che c’è già) la cancellazione di Israele dalla carta geografica, se non per mantenere una leadership islamista che non ha altri buoni argomenti sulle masse.

    E poi contesto che Ahmadinejad sia una specie di San Francesco. Non mi pare proprio l’angelo annunciatore della nuova scarsità. Egli è in tutto e per tutto un prodotto dell’Era dell’abbondanza che paga all’Iran lautissime royalties per il petrolio e le altre materie prime. E’ la società dei consumi, pur nelle sue contraddizioni, che gonfia a dismisura questi personaggi per finanziare i suoi eccessi. Se non ci fosse l’Ipod non ci sarebbe il boom cinese. Senza l’Ipod ed il boom cinese Ahamadinejad avrebbe platee ben meno attente e dovrebbe accontentarsi di ciarlare nel deserto. E magari uscirebbe qualche politico iraniano più sofisticato.

  3. Paolo Says:

    Circa un mese fa ho trascorso due giorni in Sudafrica con cinque giornalisti iraniani. Li ho (naturalmente) interrogati sulle posizioni del loro governo sui temi caldi. Sul nucleare hanno insistito nel dire che qualunque paese ha diritto a un programma nucleare pacifico. Sul tema della negazione dell’Olocausto hanno schivato la domanda. Sul tema delle relazioni politiche internazionali si sono detti addolorati per l’ostracismo dei paesi occidentali nei confronti del loro governo. C’è tuttavia un dettaglio che voglio riportare: sembravano intimoriti e sulla difensiva. Tutti, tranne uno, che si è presentato come caporedattore di un giornale locale che non conosco. Sembrava controllare le loro risposte e molti di loro lo osservavano prima di interagire con me. Come se non si trattasse di un giornalista, ma….

  4. jonkind Says:

    Era l’Orecchio di Dio.
    Secondo i dettami della rivoluzione iraniana, poi trasferiti nella costituzione, L’Iran è formalmente governato da Allah il quale, temporaneamente può trasferire il suo potere (per gli affari pratici) ad un Giureconsulto. Una specie di Papa, un gestore degli affari terreni. Ecco Khomeini uno può anche considerarlo un semi-Dio. Ahmadinejad no, proprio no.


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