Case chiuse oppure On The Road?

Nei giorni scorsi, come succede periodicamente ogni cambio di governo, è tornato fuori l’argomento delle case chiuse che si ripropone più o meno ininterrottamente dal ’57, anno in cui la legge Merlin chiuse i bordelli legali di stato per riversare le prostitute nelle strade.

I sondaggi svolti presso l’opinione pubblica danno sempre risultati inequivocabili: tra il 70 ed il 90% dei cittadini italiani sono favorevoli alla riapertura delle case chiuse. Gli uomini per un’ovvia questione di privacy e controllo, anche sanitario, delle prostitute, le donne (mogli) per un’ovvia richiesta di facile localizzazione dei mariti. Tra il 70% ed il 90% è una specie di plebiscito, una percentuale mai riscontrata in nessun referendum ufficiale, su qualsivoglia materia.

Ovvio che i nostri politici facciano a gara per dirsi favorevoli (i politici in Italia si limitano a fornire opionioni piuttosto che metterle in pratica) per guadagnare consenso “gratis” presso gli elettori. Poi tra il dire ed il fare c’è più di un mare, considerato che l’Italia è il paese del Vaticano che, di chiuso, tollera solo le suore di clausura.

Nei giorni scorsi alla lista dei favorevoli alla riapertura dei bordelli si sono iscritti: il ministro dell’interno Maroni e la pasionaria di destra Daniela Santanché che addirittura promuove un referendum vero e proprio. In passato tra i possibilisti si contavano un ministro di lungo corso come Giuliano Amato ed il premier Berlusconi, che nel 2002 incaricò Scajola di studiare la situazione prima che quest’ultimo facesse una gaffe clamorosa sul professor Marco Biagi e finisse in quarantena.

La questione negli ultimi giorni è stata rimessa nel cassetto e la questione delle prostitute immigrate clandestine sarà trattata nell’ambito del pacchetto legislativo sulla sicurezza, senza bisogno di togliere i lucchetti delle case della Merlin.

Meglio così. Sicuramente il nostro Paese ha altre priorità che togliere le lucciole dalle strade. La prostituzione è un fatto della vita, prima ancora che un fatto sociale, e cercare di controllarlo in maniera severa ed autoritaria ricorda il tentativo di dissalare il mare con una patata.

Ma com’è negli altri paesi civili? Affrontano il problema? Si fanno gli stessi problemi che da noi?

Vediamo una gallery:

Berlino (Germania)

 

 

 

 

 

 

 

Vancouver (Canada)

 

 

 

 

 

Bristol (Gran Bretagna)

 

 

 

 

 

 

Buenos Aires (Argentina)

 

 

 

 

 

 

 

Hawaii (USA)

 

 

 

 

 

 

Tokio (Giappone)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: