Grazie Robin. Ma anche no

Beato quel paese che non ha bisogno di eroi.

Soprattutto se reggono il ministero dell’economia e si autodefiniscono ladri gentiluomo, come Robin Hood Tremonti da Sondrio.

Dopo due anni a cianciare di tesoretti da parte del governo Prodi, in un paese che ha un debito pubblico da mille miliardi di euro, ora l’attenzione è sul gruzzolo che Giulio Tremonti ha deciso di scippare ai ricchi petrolieri per darlo ai poveri.

Alla fine, infatti, la Robin Tax è arrivata, ed è anche più corposa del previsto: il furto (ai ricchi, si capisce) ammonta a circa 5,5 miliardi di euro tramite maggiori imposte sui profitti che i petrolieri traggono dalla estrazione e dal commercio di idrocarburi nel nostro paese.

Di questi 5,5 miliardi solo meno di 300 milioni, ad oggi, sono destinati al neo costituito Fondo per i meno abbienti che dovrà erogare aiuti alle persone indigenti in Italia (non in Africa), tramite una serie di iniziative quali la già annunciata carta ricaricabile per il cibo destinata agli anziani (detta tessera della povertà), un’ invenzione a metà tra l’elargizione di petrodollari ai beduini del regno saudita e la tessera annonaria che, durante la seconda guerra mondiale, dava diritto ad acquistare gli alimentari razionati.Tre buoni motivi per considerare questa tassa una sciocchezza? Ci sono:

a) i ricchi saran ricchi ma non sono fessi. Le grandi compagnie petrolifere cercheranno di ribaltare ai consumatori questa maggiore imposizione fiscale. Come? Aumentando i prezzi dei carburanti. Se non lo facessero dovrebbero ridurre il tasso di ritorno dei loro investimenti (quindi le loro aziende sarebbero meno appetibili rispetto alla concorrenza) oppure ridurre gli investimenti per estrarre nuovo petrolio dai nuovi giacimenti in giro per il mondo, riducendo l’offerta e quindi facendo scarseggiare la benzina con conseguente aumento, ulteriore, dei prezzi, in un futuro prossimo.

b) l’impennata dell’inflazione dovuta al petrolio era il problema da affrontare per il cittadino italiano, quello che non lo fa arrivare a fine mese. Ed il governo aveva uno strumento per farlo: sterilizzare l’aumento delle imposte dei carburanti, ad esempio bloccando al valore attuale (circa 90 centesimi al litro) la quota di accise sul prezzo finale in alternativa al prelievo in percentuale quali ad esempio l’IVA. La nota ironica è questa: invece di aiutare gli italiani a pagare di meno la benzina (sterilizzando le accise) Tremonti mette in moto una tassa che farà probabilmente aumentare il prezzo della benzina non solo per gli aumenti delle compagnie ma anche perché sul costo extra-imposta scatteranno su ogni aumento facendo salire ancora di più il prezzo: almeno del doppio. Invece di salire da 1,5 a 1,6 euro, magari il prezzo andrà a 1,7. Grazie della Robin Hood Tax, Giulio, ma anche no.

c) Come si disse della morte del bandito Giuliano: di sicuro sappiamo solo che è morto. Della Robin Hood Tax di sicuro, per ora, sappiamo solo che il furto (ai danni dei ricchi, si capisce) c’è stato. Il problema adesso è controllare come l’iper-efficiente stato italiano (si scusi l’eufemismo) redistribuirà queste risorse. Della carta-cibo-tessera-della-povertà per anziani si è già detto sopra, con una nota di vergogna per essere italiani. Il resto si vedrà. Si fa solo notare che in un paese dove le dichiarazioni dei redditi sono per un terzo completamente inattendibili (l’evasione fiscale fa sembrare nullatenenti fior di benestanti che dichiarano nulla o molto meno del reale), continuare a redistribuire il reddito sulla base dei valori censiti (male) dall’amministrazione fiscale sa davvero di perseveranza diabolica. Quanti portano le barbe finte da poveri? Quanti si evasori fiscali si camufferanno per ricevere la tessera della povertà?

Insomma, questo Robin Hood Tremonti sembra quantomeno un dilettante, nel suo tentativo di accreditarsi come ladro gentiluomo. Uno che magari è mosso da buona volontà ma che si mette in mezzo e fa pasticci. Uno che frapponendosi tra uno che vende una mela ed uno che la compra, faccia cadere la mela e sparire i anche i soldi.

Una chiosa finale. Nessuna pietà per l’ENI, non scherziamo. Se l’azienda petrolifera nazionale (ed altre con lei) pagheranno qualche tassa in più non ci sarà certo da piangere (soprattutto perché nel 2007 con una serie di sconti ed aggiustamenti fiscali, chissà come, il leone a sei zampe ha pagato tasse per meno di 1 miliardo anziche i circa 10 dovuti). Ma sono loro gli unichi ricchi da tosare?

Se si paragona il rendimento finanziario dell’azienda ENI a quello di un’altra azienda nazionale, MEDIASET, si scopre che in termini di margine operativo la prima rende il 21% sul fatturato, la seconda 27%. Se passiamo poi all’utile netto (togliendo tasse e altri oneri finanziari) la performance dell’ ENI è pari al 12% contro il 18% di MEDIASET. Questo rende abbastanza chiaro che i ricchi non sono solo i petrolieri.

Come Robin Hood, Giulio Tremonti sembra davvero un po’ maldestro, oltre a dimenticare la regola numero uno dei ladri gentiluomo.

Comincia dal più ricco.

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2 Risposte to “Grazie Robin. Ma anche no”

  1. Robin Hood tiene famiglia « Jonkind’s Says:

    […] Giulio Tremonti, ad attaccare i super profitti dei petrolieri ed imporre una tassa specifica, la Robin Tax, da redistribuire ai poveri. Tra i colpiti dalla tassa, che dovrebbe fornire circa 5 miliardi di […]

  2. Robin Hood tiene famiglia - Macchianera Says:

    […] Giulio Tremonti, ad attaccare i super profitti dei petrolieri ed imporre una tassa specifica, la Robin Tax, da redistribuire ai poveri. Tra i colpiti dalla tassa, che dovrebbe fornire circa 5 miliardi di […]


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