Dio benedica gli artigiani di Mestre: lo Stato si mangia metà delle nostre vite

Non si sa come, non si sa perché. Ma ogni tanto l’associazione degli artigiani di Mestre produce ricerche piuttosto interessanti per capire il nostro Paese. Anche quando le verità che ne emergono vanno contro alcuni dei loro supposti interessi. Degli artigiani, appunto.

L’ultima ricerca in ordine di tempo ristabilisce una verità che tutti sospettiamo ma che viene nascosta dalle statistiche ufficiali: in Italia la pressione fiscale “vera” sta al 50% e non come dichiarato dai governi negli ultimi anni, al 42% o 43%. Questo perché nella ricerca, correttamente, viene sottratta la quota di PIL prodotta dall’evasione fiscale (una stima di circa 250 miliardi di euro su un totale di circa 1.500, cioè il 16%).

Dato che gli evasori (tra cui molti artigiani) non pagano imposte e contributi, la pressione “reale” che grava sui cittadini onesti è appunto del 50%: la metà dei loro redditi, la metà dei loro 365 giorni di lavoro, la metà delle loro giornate, la metà dei loro mal di testa, la metà del loro stress, la metà delle loro vite.Fino a che non si comprenda questa verità e non si guardi in faccia (a destra, a sinistra, la classe politica tutta) chi si prende la libertà di disporre delle nostre vite quotidiane in questo modo, non usciremo mai dal paradosso di un paese ricco ma in declino.

Al di là delle manovre finanziarie, dei partiti delle libertà (ma libertà da che?), dei partiti democratici, delle italie dei valori e delle leghe lombarde, se non si decide di trattare equamente tutta la popolazione e non si smonta questo Moloch burocratico-fiscale impressionante il contratto sociale tra il cittadino e lo stato praticamente non esiste, ma esiste solo vessazione, incompentenza, giogo idiota ed antistorico.

Altro che ridurre la spesa di 2 punti in 5 anni. Berlusconi e la sua banda si impegnino a prelevare i soldi a chi non paga le tasse, oppure riduca la pressione “reale” dal 50% al 40% tagliando 10 punti di spesa e non 2.

Le chiacchere stanno a zero, come si diceva in quel film.

 

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