“Robbin” Tremonti. Chi specula sugli speculatori?

Guardate quest’uomo (foto a sinistra). Si merita sempre di più la definizione di Ministro socialmente pericoloso. O per lo meno intellettualmente obnubilato.

Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera e pubblicata stamattina domenica 13 luglio, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti si lancia in una retrospettiva a “volo d’uccello” su tutti i mali del mondo dagli anni ’70 ai giorni nostri, criticando la globalizzazione dei mercati finanziari e dei commerci, riuscendo a colpevolizzare Prodi e Clinton (!) della povertà globale e dell’insostenibile aumento del costo della benzina.

A parte la solita fabbrica di neologismi economici, volti ad identificare nemici nuovi ed incomprensibili ai più (compresi i dizionari di italiano, mercatismo, mondialismo, deficismo e via discorrendo…) Giulio afferma che:  “Le scelte forti, le scelte decisive, quelle ideologiche, economiche e politiche sono state fatte nel “decennio fatale”, negli anni ’90 quando il mondo è stato occupato dal blocco globalista, mercatista, monetarista e mondialista. Tutto il resto è venuto in automatico. Certamente il motore politico è stato avviato negli Usa dai democratici clintoniani, diversissimi da quel che è Barack Obama oggi. In Europa la destra, ma soprattutto la sinistra, ha fatto la sua parte, nel silenzio assordante dei sindacati. In Italia la partita è stata giocata integralmente dalla sinistra al governo”…e poi ancora: Tutto poteva essere fatto, e nell’interesse di tutti, in un tempo più lungo. Non dieci, ma venti o trent’anni avrebbero fatto la differenza tra equilibrio e squilibrio, tra saggezza e follia. Non solo: nello stesso tempo la politica è arretrata. Il G7 è diventato l’ombra del G7, e l’Europa si è drammaticamente indebolita. Nel decennio fatale è stato messo in pista un circo fatto da illuminati e direttori d’orchestra, da politici idealisti o da superficiali senza ideali, da banchieri centrali e d’affari. Chi ha inventato la globalizzazione è stata l’élite dell’occidente, chi ne paga il conto oggi sono i più poveri, in Occidente e non solo. Quello che va in scena ora è un circo degli orrori a quattro piste: la crisi finanziaria, la crisi energetica, la crisi alimentare, la tempesta perfetta che può essere portata da una nuova guerra in Medio Oriente”  per poi chiudere con l’ennesima difesa della sua perla, la Robin Tax: “Si dice che sia un’imposta inutile, perché tanto i petrolieri la traslerebbero sui prezzi. In questi termini l’unica imposta giusta sarebbe quella sugli operai, che non la possono traslare. Fa effetto che l’anno scorso sia stato ritenuto giusto il raddoppio dell’Iva sul riscaldamento per le famiglie, perché tanto non potevano traslare la tassa, e invece ora si ritenga ingiusta l’imposizione sugli extraprofitti dei petrolieri. Gli effetti sui prezzi saranno bloccati dalle autorità di controllo. E comunque è meglio prendere quattro miliardi lì che doverli tagliare alla spesa sociale e alla sanità”.

Insomma, Tremonti veste ancora i panni del provinciale del mondo che spara profezie in avanti e indietro, spiegando come stanno le cose: è tutto partito dagli anni ’70 (genericamente identificato come il decennio rosso), si inventa una congiura democratica clintoniana per sparigliare l’equilibrio mondiale e riesce ad incolpare la sinistra tanto per la politica di deficit spending che ha gonfiato il mostro del debito pubblico italiano, sia per la crisi mondiale attuale fatta di collassi finanziari, concorrenza cinese, declino industriale dell’Occidente.

E riesce a spargere tutta ‘sto fango senza inzaccherarsi le scarpe.

Senza dire che lo sboom del debito pubblico (raddoppiato in 12 anni) l’Italia lo ha avuto dal ’80 al ’92 (un decennio genericamente identificato con la destra, in realtà dominato dalla faraonico socialismo craxiano, dal berlusconismo culturale, dalla deriva affaristica democristiana); senza dire che se c’è un colpevole della crisi finanziaria immobiliare americana quello semmai è Bush con il suo programma “una casa per tutti gli americani, un paese di proprietari” (si, però con i mutui non rimborsabili) che assieme ai tassi artificialmente bassi per gonfiare il rilancio dopo il 2001 hanno creato la bolla immobiliare; senza poi criticare i Democratici di oggi (sai mai, Barack Obama poi te lo trovi in visita fra qualche mese) dando delle colpe generiche al governo democratico degli USA anni ’90 (evidentemente colluso con Prodi e D’Alema), accusato della grande congiura pluto-massonica (questo lo metto io) per accellerare la globalizzazione perché invece “si poteva aspettare 10, 20, 30 anni…”. Si Giulio, aspettavano noi…e magari Internet lo tenevano ancora un po’ in garage perché noi non eravamo pronti…

Il piccolo populismo demagogico del nostro Ministro ormai va anche stretto ad un bar sulla tangenziale.

Tramonto dell’Occidente? Macché Tremonti dell’accidente…

Lasciamo poi stare la chiosa finale sulla Robin Tax a quanto pare adottata anche dal Portogallo (non si capisce però come…). Già se ne è parlato in questo blog come tassa che oltre a non redistribuire granché, avrà effetti negativi sui consumatori. Invito anche a leggervi il parere del più autorevole sito economico italiano: La Voce.info

Il dato più fastidioso è che Tremonti specula sugli speculatori. Si impossessa di un argomento popolare e lo usa in maniera demagogica, mischiando le carte per sviare da una corretta comprensione della realtà. L’aumento dei carburanti è colpa degli speculatori di Wall Street? Di Clinton? E’ colpa della globalizzazione? Dei cinesi che ci fanno concorrenza in casa? Di Prodi e Veltroni? Delle avide multinazionali del petrolio?

Chi ha davvero guadagnato dall’aumento folle del barile? Chi ci ha perso?

Prendiamo gli ultimi dodici mesi (da luglio 2007 ad oggi). Facciamo finta di avere un piccolo problema d’algebra alla scuola dell’obbligo:

1) il barile decolla passando da 70 dollari a quasi 150 dollari (ecco qua il problema)

2) nel frattempo il dollaro perde terreno sulle altre monete, sopratutto sull’euro (almeno il 15%). Lo “spiazzamento” principale (l’inculata, in gergo meno tecnico) si ha per coloro che effetuano le transazioni in dollari. Parte dell’aumento del barile viene imputato anche alla sfiducia che i paesi produttori nutrono sul biglietto verde (siccome il petrolio viene pagato in dollari ce lo fanno pagare un po’ di più perché la moneta americana si svaluta). Il conto più salato di tutti lo pagano i consumatori di carburante americani che non hanno nemmeno lo scudo della valuta.

3) Le aziende petrolifere mantengono piu o meno la loro quotazioni rispetto al luglio 2007: l’ENI perde il 22% del suo valore che passa da 105 a 82 miliardi di Euro. La Exxon Mobil (il grande satana petrolifero, la più grande azienda del mondo) mantiene piu o meno lo stesso valore che aveva un anno fa (450 miliardi di dollari, perdendo però valore se espresso in euro). La Royal Dutch Shell, il colosso anglo-olandese, condivide lo stesso destino della Exxon, mantiene piu o meno inalterato il suo valore in sterline ma in euro perde circa un sesto del suo valore. Quindi il barile raddoppia e gli azionisti delle grandi petroliferi hanno in mano gli stessi soldi, anzi le loro aziende valgono meno. Se da un lato aumenta il valore del loro prodotto dall’altro esse debbono aumentare gli investimenti per trovare nuovo greggio e nel lungo termine devono affrontare una riduzione complessiva della domanda dovuta all’elasticità al prezzo.

4) Di sicuro un conto salato lo pagano i consumatori italiani. I prezzi di benzina e gasolio sono saliti anche del 30% raggiungendo il prezzo record di 1,60 euro. Si è calcolato in media un esborso annuo di ulteriori 300 euro pro-capite per far marciare le automobili. Per non parlare dei rincari di luce e gas che possiamo quantificare nella stessa misura. Almeno 500 euro in più a testa ci partono tutti quanti.

5) I nani di Wall Street, in effetti è piuttosto sospetto che dopo la bolla dei subprime si stia creando una forte accellerazione del prezzo del petrolio. C’è chi mette sotto accusa la finanza derivata sul greggio (soprattutto i futures, cioè gli acquisti differiti di chi scommette sull’aumento del prezzo futuro della materia prima). Non è facile da quantificare. In realtà pare che in un anno l’aumento di contratti sulle materie prime energetiche sia stata del 13% contro il 78% di altri prodotti come quelli agricoli (Fonte Il Sole 24 Ore). La speculazione c’è. Difficile da sconfiggere. Ma gli speculatori rischiano di loro. Come con i mutui americani. Quando va bene va bene, ma poi rischi anche di andare con il culo per terra. Non esiste la speculazione a senso unico e senza rischi.

6) Ahmadinejad. Lo mettiamo nella lista degli speculatori. Ogni dichiarazione bellicosa sulla politica estera iraniana, ogni foto taroccata con i test sui missili a lungo raggio, ogni minaccia di distruggere Israele sono fuoco che soffia sulla speculazioni: significano tensioni internazionali politiche che si scaricano sui mercati. I paesi produttori come l’Iran raccolgono royalties che vanno dal 5% al 10% del barile commercializzato. Se il barile raddoppia le entrate economiche dell’Iran raddoppiano, come quelle dell’Arabia Saudita, del Venezuela, della Russia etc.  

E Tremonti? E lo Stato Italiano? Stanno tra i tartassati o tra gli speculatori? A giudicare dalle parole di Robin Tremonti dovrebbe stare tra i tartassati. Tra coloro che han bisogno di rubare ai ricchi per dare ai pensionati. Ma non è proprio così: secondo l’Abusdef e la CGIA negli ultimi anni lo Stato ha macinato guadagni da circa 1 miliardo l’anno di guadagno dai rincari dai carburanti tra maggiori imposte e accise a valere sul prezzo finale alla pompa. Con l’accellerata del barile degli ultimi mesi questo maggior prelievo (o tesoretto) potrebbe valere fino a 2 miliardi.

Circa metà della Robin Tax, già prelevata agli italiani. In silenzio. E distribuita chissà come.

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