Mick Jagger va in pensione, a 65 anni (e con la minima)

(foto tratta dal Guardian)

Molti di noi non sapevano di condividere un pezzo di destino con il più grande front-man rock della nostra epoca. Mick Jagger è andato in pensione proprio oggi, alla bella età di 65 primavere. E siccome le leggende del rock evidentemente non pagano i contributi durante la loro carriera, il cantante degli Stones dovrà accontentarsi della pensione minima di vecchiaia, che nel Regno Unito equivale più o meno a 450 EUR al mese (quindi meno che in Italia, dove tanti si lamentano…).

Avendo cominciato a lavorare dopo la riforma Dini del 1996, anche molti lettori di questo blog (diciamo i trentenni), c’è da scommettersi, potranno ritirarsi dal lavoro a soli 65 anni e non a 57 come succede oggi per una stragrande  parte dei cittadini italiani (diciamo dai quarantenni in su). Pur con tutti gli scalini e scaloni ipotizzati da ministro Maroni in poi, è difficile che, in Italia, per chi ha avuto la fortuna di cominciare un’attività prima della suddetta riforma, vada mai in pensione dopo i 60 anni, 62 al massimo.

Ovviamente noi che condividiamo il destino di Sir Jagger (tirare la cinghia fino ai 65), lavoreremo e pagheremo anche per loro, per i “lucky 40s bastards” che si ritireranno dal lavoro prima del tempo, che (pesando sul contribuente fiscale, cioè sempre i trentenni) si porteranno a casa circa l’80% dell’ultimo stipendio (mentre gli altri, i post-Dini, prenderanno a malapena il 40%). Questo perché in Italia viene sbandierata una cosa chiamata “diritto acquisito” che, come concetto, si potrebbe forse ricondurre ai tempi della monarchia assoluta francese, ma non certo ad una democrazia da paese moderno, che non dovrebbe trattare in maniera così diversa chi inizia a lavorare il 1 gennaio del ’96 rispetto a quello che ha iniziato solo 24 ore prima.

Un modo solidale di gestire la transizione dal sistema redistributivo a quello contributivo c’era, e c’è ancora: quello di annullare i diritti acquisiti e contribuire veramente tutti, davvero, oggi, ad un sistema più equo. In un mondo dove di acquisito non c’è proprio un bel niente con i cambiamenti che avvengono alla velocità della luce e dove lo scenario economico e le opportunità cambiano in maniera radicale nell’arco di settimane, non certo di decenni.

Time waits for no one.

Però qualcuno lo aspettano più di altri.

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Una Risposta to “Mick Jagger va in pensione, a 65 anni (e con la minima)”

  1. valeria Says:

    alla faccia di quelli che dicono che il rock è morto. è solo in pre-pensionamento.


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