Ci salveranno le vecchie zie?

Ci salveranno le vecchie zie? Scriveva Leo Longanesi.

Le vecchie zie, tutte maestre, “fusti di quercia, dalle radici ben solide”, “custodi dell’ordine classico”, “fedeli gendarmi dello stato”, e ancor più fedeli all’avarizia come “segno di decoro… atto di fede… principio morale… norma pedagogica”.

L’ultima zia rimasta è il nostro caro Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ancora una volta parla alla nazione con quel tono un po’ così, a metà tra la contrizione dovuta alle orazioni funebri ma con lo scatto, ottimista, tipico del brindisi agli sposi. Alto ed incomprensibile allo stesso tempo, il lessico presidenziale (celebre per addormentare ai veglioni del Capodanno) si dimostra un tenero e patetico esercizio di retorica anche quando si tratta di infilarsi nel dibattito politico giornaliero. Roba seria, per una classe politica arroccata nell’autoreferenzialità, tra golpe freddi ed opposizioni che gettano la stampella (solo quella) oltre l’ostacolo delle minoranze impotenti ed un po’ coglione.

Alla tradizionale cerimonia del ventaglio, quando la pattuglia di giornalisti parlamentari porta l’annuale omaggio genuflesso alla casta politica onnipotente, il Presidente della Repubblica risponde alle polemiche sull’approvazione al Lodo Alfano (da lui firmato) e commenta l’attuale tasso di litigiosità tra i berlusconiani e i veltroniani/dipietristi con le seguenti parole scolpite nella pietra:

“è necessario un rapporto equilibrato con le due Camere”

“mi appello al senso della misura”

“non si scada nella volgarità e nelle ingiurie che hanno come oggetto le istituzioni e i simboli della Repubblica”

“occorre un vero ascolto reciproco fra maggioranza e opposizione”

“Il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento”

“una pausa di riflessione in attesa della ripresa autunnale”

“Ci si fermi dunque sulla china pericolosa dell’esasperazione dei rapporti tra maggioranza e opposizione”

“E’ essenziale garantire un corretto equilibrio tra governo e parlamento, senza precipitazione e forzature. La questione del non abusare del ricorso alla decretazione di urgenza e ai voti di fiducia non è nuova, ma ciò non toglie che essa debba essere seriamente presa in considerazione”

“Liberiamoci dalle angustie di una polemica politica che finisce, perdendo il senso della misura, per cadere nella volgarità e nell’ingiuria, per venir meno al rispetto da tutti sempre dovuto alle istituzioni e ai singoli della Repubblica. Solo così potremo corrispondere su profonde esigenze e aspettative degli italiani”

“nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente, come è mio dovere, da sollecitazioni in qualsiasi senso”

“l’esercizio del diritto di cronaca non può mirare a soddisfare la mera curiosità voyeuristica del pubblico ma deve corrispondere all’esigenza di informare su fatti oggettivamente rilevanti per la collettività”

Mentre il Presidente della Repubblica indugiava in queste considerazioni compiaciute a metà tra la scoperta dell’acqua calda e l’eterna ripetizione dell’ovvio, nel tempo esatto in cui è durato il suo discorso non memorabile, nel mondo sono nate circa 12.000 persone, ne sono morte almeno 4.000 e sono state emesse più di 1.500.000 di tonnellate di Co2.  La Cina ha continuato a produrre a ritmi formidabili accumulando riserve di valuta estera con cui comprare il resto del mondo, l’Iran ha incrementato la sua potenza nucleare a fini civili e militari, un’altra banca americana è quasi fallita, svalutatando attivi per almeno 6 miliardi di dollari.

Nello stesso tempo impiegato dal Presidente della Repubblica per elargire moniti al bromuro all’opinione pubblica nazionale, il Debito Pubblico Italiano è cresciuto di almeno mezzo miliardo di Euro, non si è ancora deciso se Eluana deve morire di morte assistita, per gli sbarchi dei clandestini si è inventata l’emergenza in tutto il territorio della penisola (Umbria compresa) e si mandano i militari in divisa per le strade, nelle città, in piazza, per un caffé.

Come diceva con ironia, lieve ed arguta, Leo Longanesi, c’è bisogno di “fusti di quercia, dalle radici ben solide” , di “custodi dell’ordine classico” , di “fedeli gendarmi dello stato”, … per salvare la baracca servirebbero quindi ancora le vecchie zie, con i loro preziosi consigli e loro salde convinzioni.

Ma sapeva che non era vero. Che non bastava.

Siamo modestamente d’accordo con lui.

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