Mister Prezzi e la Pizza

Perché in Italia i prezzi non scendono praticamente mai? Perché in Italia il tasso di inflazione, storicamente, è elevato anche in presenza di scarsa crescita economica?

La riflessione viene da una notizia e da un’osservazione pratica (di quartiere).

La notizia è di qualche giorno fa: il cosiddetto Mr Prezzi (il Garante nominato dal governo per vigilare sui prezzi ai beni di consumo, Mr Lirosi), su denuncia dell’associazione Altroconsumo, ha convinto i gestori di stabilimenti balneari italiani a praticare sconti sui prezzi di lettino ed ombrellone a partire dal pomeriggio. Il costo della permanenza in spiaggia, infatti, è drammaticamente aumentato, quest’anno di almeno il 10%. Secondo la ricerca di Altroconsumo, ormai passare una giornata in spiaggia, con i piedi nella sabbia rovente, equivale a prendere una stanza in una pensione. E fanno un po’ sorridere le scuse accampate per gli aumenti: l’aumento appunto dei canoni di concessione (ma quanto? i gestori non lo dicono), l’aumento dei prezzi dell’energia (?? in spiaggia??) e dei generi di consumo (ma quelli aumentateli al bar dello stabilimento, no?).

L’osservazione di quartiere invece è questa: l’altro giorno, per la prima volta nella vita si è vista una pizzeria ribassare il listino delle pizze (Milano, quartiere Isola). La Margherita è passata da 4,5 Euro a 3,5. La Quattro Stagioni da 6,5 a 5. La pizza al prosciutto crudo da 8 a 6,5. Il primo ribasso della storia a memoria (d’uomo, del sottoscritto). Ma proprio la sua eccezionalità conferma la regola. La maggior parte delle pizzerie mantiene invariati i propri listini gonfiati a suo tempo dall’euro, con ogni tanto un tocco all’insù.

In Italia nessuno fa concorrenza sui prezzi al ribasso. Neanche nei momenti di magra o di crisi economica come quella che stiamo apparentemente vivendo.

Avete mai visto un bar esporre il cartello “da noi caffè e brioche ti conviene di più?”, un pizzaiolo esporre il cartello “da noi la margherita meno cara di Milano?” o altri esporre il -10%, -20% o -30% per richiamare la clientela dai negozi della concorrenza? Figuriamoci. Per non dire poi degli stabilimenti balneari di cui sopra: ipotizzare un: “da noi sdraio e lettino costano meno dello stabilimento a fianco?”. Ma neanche morti.

Queste pratiche all’estero non mancano, dove il prezzo è un fattore per cercare nuova clientela. Le offerte a 1 dollaro o ad 1 euro sono parecchio diffuse (basti pensare all’hamburger 1 dollaro da McDonald’s) mentre da noi vengono solo strillate, 1 volta a settimana, nei mercati rionali dove si vendono frutta e verdura, nonchè shirts e ciabatte, a prezzi di liquidazione vera.

La concorrenza al ribasso da noi non si usa. Non ci si sbrana fra commercianti i quali preferiscono, tutti uniti, sbranare il consumatore. Questo residuo di corporativismo è proprio evidente nel fatto che per far scendere i prezzi di tutti gli stabilimenti balneari si sia dovuto muovere un garante governativo (dall’efficacia dubbia) senza che gli stessi gestori di stabilimento avessero la pensata di offrire il loro servizi a sconto. E che tutti si muoveranno al ribasso (per un po’) prima di rimuoversi tutti (perché si mettono daccordo, oh yes, si mettono d’accordo), all’unisono, verso il rialzo.

E davvero vedremo mai “Pizza Margherita ad 1 EURO”, per attirare consumatori? O qualche offerta simile?

Ne dubitiamo. Ma non è solo per l’avidità collettiva dei commercianti, sia chiaro.

E’ il pubblico dei consumatori italiani che va un poco sensibilizzato. Un popolo che si lamenta dei prezzi solo al carrello del supermercato ma quando va in vacanza al mare o a mangiare fuori vuole fare il signore. Spendere poco potrebbe voler dire fare brutta figura, accontentarsi di una qualità più bassa (tutta da dimostrare). Il bagno con gli sconti farebbe temere di essere individuati come pezzenti dagli ombrelloni dello stabilimento a fianco. Puntare verso la Pizza ad 1 euro non soddisferebbe la perversa convinzione che “più spendi più godi, più spendi più sei” e ci sarebbe da vergognarsi a farsi vedere a quei tavoli dai vicini, che invece vanno a farsi rapinare 10 euro per una capricciosa, in un locale più chic.

Uno misto di provincialismo, di vaghe aspirazioni sociali e pretesa di status alto borghese impediscono al consumatore italiano di essere un po’ più previdente. L’Italia è una paese che è stato povero (ed un po’ lo è ancora) ma che soprattutto ha il terrore di sembrarlo, povero.

Perché io valgo. Quanto spendo.

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4 Risposte to “Mister Prezzi e la Pizza”

  1. paola Says:

    tu dici? che l’italiano davvero quando esce voglia spendere e fare il signore? io credo che questo avvenga per certi settori (abbigliamento su tutti), ma per esempio un bagno, o lido, con gli sconti credo attirerebbe clienti come mosche – quest’anno in versilia gli stabilimenti denunciavano cali (misurati empiricamente, no dati ufficiali) del 15, 20%, e gli unici tratti affollati erano quelli di spiaggia libera, con i micro-ombrelloni alti 70 centimetri piantati di sbieco nella sabbia un po’ sassosa a coprire infanti accaldati, carabattole e borsa frigo (di mangiare al bar non se ne parlava – troppo caro).

  2. jonkind Says:

    Cara Paola,

    forse hai ragione quando dici che le famiglie stanno sempre più attente ai prezzi, forse perché stiamo entrando nella prima vera recessione economica degli ultimi 20 anni. Tuttavia trovo sorprendente che sia dovuto intervenire il cosidetto Mr prezzi sull’intera categoria della gestione stabilimenti, trattando a livello nazionale un problema che poteva essere risolto localmente dai gestori più intraprendenti. Ma se i gestori non si sono mossi individualmente a far partire una “guerra degli sconti” delle due l’una: o c’è un cartello dei bagni (probabile) oppure ancora il cliente finale non fa percepire abbastanza questa esigenza, non fa capire ai gestori del suo bagno che proprio stanno esagerando (probabile anche questo). Alla fine è una questione anche culturale di rapporto tra fornitore e cliente che in Italia non raggiunge la dinamicità di altri paesi.
    Comunque. Quest’anno è andato ed i dati ufficiali parleranno sicuramente di calo affluenze.
    Si vedrà l’anno prossimo.
    Se i prezzi aumenteranno ancora partirà la guerra vera. A colpi di ombrellonate.

  3. paola Says:

    adesso non possiamo più parlare di ombrelloni perché la stagione è finita. ma ci sono un sacco di cose sorprendenti che riguardano l’argomento prezzi, comunque. come il fatto che la benzina non scenda – ora la colpa è dell’apprezzamento del dollaro, prima era del costo del greggio. nel frattempo l’acquisto di automobili ad agosto 2008 è diminuito del 20% rispetto ad agosto 2007. e i saldi sono andati male dappertutto. aiutooo

  4. claudiano Says:

    Per la benzina c’è un cartello di 7-8 produttori che si fa i segnali di fumo e si accorda sul prezzo. Cosi avviene per tutto in Italia, dalle grandi aziende (i telefonici per esempio) fino al fornaio di provincia. Avete mai visto un cartello fuori dal forno: “la michetta meno cara della città?”. No, perché c’è l’Albo dei panificatori, che decide i prezzi per tutti. La crisi economica deve essere un’occasione per far pesare di piu i consumatori, in un paese di comunella costante tra i produttori, i consumatori devono far pesare di piu la loro voce. Ah, sabato ho pagato il caffé al banco 1 euro in uno stabilimento balneare poi mi hanno tosato per bene dal parrucchiere: 22 euro!


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