La preghiera per la bandiera (compagnia di)

Fedele al cognome che porta ed alla insensatezza della missione che gli è stata affidata, Mr Augusto Fantozzi, commissario designato alla disastrata Alitalia, è riuscito dopo alcuni tentativi falliti nei giorni scorsi, ad infrangere fragorosamente la barriera del ridicolo, nella giornata di venerdi 12 settembre. Appostato nei pressi della scaletta di uno degli ultimi aeromobili con il pieno di cherosene della compagnia di bandiera, Der Kommissar, in un perfetto tedesco, avrebbe esortato Papa Ratzinger, in partenza  da Fiumicino per Parigi, a dire una preghiera per la salvezza dell’Alitalia, che sta vivendo un periodo così tribolato. 

Siamo sicuri che a qualche migliaio di metri dal suolo, così vicino a Dio (e così vicino al serbatoio sull’ala), il pontefice abbia speso una parola santa per la stabilità della compagnia aerea. Così come siamo sicuri che la stampa estera (a partire da quella inglese e tedesca) riderà a lungo su questo aneddoto, rinforzando la propria opinione sulla peculiarità del “modello italiano”, fatto di intreccio fra politica, economia, superstizione e paraculismo supersonico.

A chi volesse invece capire qualcosa di più di questa faccenda vogliamo fornire alcune piccole preghiere “laiche”, di buon senso, per non smarrirci completamente nell’orda di sciocchezze che piovono dal cielo in queste ore.

1) No free lunch. In economia, si dice, non esiste un pasto gratis. Qualcuno deve semrpre pagare. Il buco Alitalia qualcuno lo deve tamponare. Possono essere costretti a farlo gli imprenditori, i dipendenti/sindacati o i contribuenti. Nonostante il tentativo di Berlusconi di far quadrare i conti in modo che 2+2 non faccia 4, 2+2 fa sempre 4. Seguendo un noto adagio “privatizzare gli utili, pubblicizzare le perdite” (oppure uno più recente, “è facile fare i froci con il culo degli altri”), è molto probabile che a pagare non saranno gli imprenditori (amici di Berlusconi) ne i dipendenti/sindacati (che amici di Berlusconi lo possono diventare, si tratta solo di stabilire il prezzo), mentre è probabile che l’affermazione post esistenzialista (le trou de cul, sont les autres) si adatti molto di più alla massa indistinta dei contribuenti, con un costo di 3-4-5 miliardi di Euro, spalmato ben bene con qualche eufemismo collaudato: ammortizzatori sociali, ricollocamento, mobilità.

2) Ma che gusto c’è ad essere italiani?  L’Alitalia non può cadere in mani straniere. Questa è la parola d’ordine che sostiene il salvataggio ad ogni costo dell’aerolinea. Air France è stata respinta proprio per questo motivo, perchè l’Alitalia non venisse svenduta (lei, che non vale quasi niente) all’invasore. Beh, di certo sappiamo che finirà in mano italiane, ma in poche mani. Finirà ad alcuni cittadini di passaporto italiano. Colaninno, Marcegaglia, Benetton e simile compagnia. Li avete mai incontrati questi signori, avete mai avuto amichevoli rapporti con loro? Gli avete mai stretto la mano? Perché noi, cittadini italiani, dovremmo preferire questi signori ad una compagnia pubblica francese quotata alla Borsa di Parigi? Ad una compagnia europea, dato che ormai sono anni ci dicono che siamo tutti europei senza distinzione di passaporto? Domattina possiamo svegliarci e comprare azioni dell’Air France in borsa, arrivando a possedere un pezzetto di quella compagnia. L’Air France è quindi un po’ italiana in quanto proprietà. Potremmo fare la stessa cosa con la nuova Compagnia Aerea Italiana (CAI)? Nossignori, non possiamo, perché quello è un club di una decina di imprenditori italiani che però con noi cittadini italiani non vogliono spartire gli oneri, ma nemmeno gli onori. Non sono l’Italia. Continueranno a comprare gli aerei da Boeing ed Airbus, finanzieranno i leasing da General Electric Finance. Compreranno il carburante agli sceicchi arabi. Dov’è il bene nazionale? Qual’è questo valore italico?. Mantenere al lavoro 20.000 persone di cui almeno tre quarti imbucati negli ultimi anni solo per non far nulla? (tra un turno e l’altro i piloti diventano quasi obsoleti per il cambiamento contemporaneo della tecnologia aerospaziale). Dov’è l’italianità salva, nel far gestire la rivista di bordo da un editorucolo di Roma? nomprare gli snack dolce/salato dalla ditta amica di famiglia?

3) A che serve una compagnia di bandiera? A niente. Se viene gestita con le logiche che han guidato Alitalia fino a qui (e che non cambieranno dato che altrimenti l’Alitalia sarebbe già cambiata prima). L’importanza strategica è sopravvalutata. Come dimostrano le compagnie low cost, una nuova compagnia si mette in piedi in una settimana, noleggiando gli aerei dalle finanziarie di leasing e prendendo i piloti sul mercato (hostess/steward, poi, si formano in una settimana). Nessuna logica impone di internalizzare i servizi a terra, di handling, che possono essere affidati ai servizi aeroportuali. L’utilità in caso di conflitto militare (già improbabile) è nulla. Quello che conta nella nuova economia dell’aria sono la gestione degli aeroporti quali spazi commerciali/di transito e la regulation dei diritti di atterraggio/decollo. Nella geografia del trasporto aereo, paradossalmente, oggi conta più la terra dell’aria. Ed uno stato moderno deve tenere saldamente nelle proprie mani il primo aspetto, non il secondo. 

4) “Si, ma chi siete? Si, ma quanti siete? Un fiorino”.  E’ nota la passione degli imprenditori italiani per le rendite di posizione, ed anche per i pedaggi. Facciamo l’esempio dei Benetton. Sono presenti in forze nella società di gestione autostrade. Guarda caso ad Atlantia forniscono anche molti punti di ristoro tramite Autogrill, che è loro pure quella. Pensate che le autostrade italiane scelgano di disseminare di società Autogrill (tanto da farle diventare le stazioni di ristoro per antonomasia) tutte le aree di sosta lungo la penisola perché hanno il servizio migliore a prezzi più ragionevoli o perché semplicemente, non si pone nemmeno la questione? Adesso i Benetton entrano anche in Alitalia, la quale fondendosi con Air One arriverà a controllare più dell’80% degli slot di atterraggio della tratta Milano Roma. Pensate che i Benetton faranno concorrenza a loro stessi sulla stessa tratta coperta dalla dorsale A1 o si troverà, piuttosto, una soluzione al rialzo? La concorrenza tra Alitalia ed AirONe fino ad oggi portava molti pacchetti andata e ritorno dalla capitale a valorizzarsi attorno ai 200/300 euro. E’ più facile trovare in futuro un aumento a 400/600 euro con punte di 800/1000 come già avviene sul monopolio Alitalia/Air France su Parigi. In questo modo le autostrade diventeranno molto piu competitive, vale a dire si potranno alzare i loro prezzi ancora un po’, tra pedaggi e costo della Rustichella alla sosta. E l’alta Velocità? Vera alternativa all’aereo nei prossimi anni? Intanto è già nato un altro consorzio di imprenditori italiani (e daje, con i consorzi), capitanati da Montezemolo, che farà concorrenza (!) a Trenitalia, e non ci sorprenderebbe di trovarci, prima o poi, i Benetton che chiederanno (sempre loro), per aria, per strada, o per ferrovia, e sulla falsariga del tormentone del film di Troisi e Benigni, Non ci resta che piangere: “Si ma chi siete? Si ma quanti siete? Un fiorino.”

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