Being Selvaggia Lucarelli

Come per il protagonista di un celebre romanzo di Philip Roth, Operazione Shylock, la nota blogger Selvaggia Lucarelli, ragazza forte di fisico e di cervello, ha scoperto che nella città virtuale di Internet “si aggira una femmina che ha la sua stessa età, gli somiglia in modo impressionante e che si fa chiamare come lei”.

Se digitate il nome di Selvaggia Lucarelli, su Facebook, vi appaiono le tette in effige, sostenute da un bel reggipetto colorato che esalta un seno prosperoso del tipo “a pompelmo”. Anche se quella nel profilo non è la vera Selvaggia, cioè quella celebre tra i blog people, bensì un’altra Selvaggia che con quella originale condivide solamente il nome, il cognome e quell’abbondanza che impediva, alla bella Cenci, “di posar sul ceppo il giovane collo”.

La vera Selvaggia ha subito disconosciuto la finta Lucarelli, o almeno ha disconosciuto le tette che appaiono nella foto, prendendo le distanze dal falso profilo e nelle stesso tempo rivendicando un seno molto più armonioso (con meno distanza tra la mammella destra e la sinistra… vostro onore) di quello sostenuto dall’intimo multicolor nelle pagine del social network più diffuso al mondo.

Ho visto per la prima volta Selvaggia Lucarelli al blogfest di Riva del Garda. Ho avuto il privilegio di ammirarla da vicino, grazie ad uno di quei leggendari pass di colore viola che permettevano di accedere  all’area VIP. Selvaggia ha presentato i Macchianera blog awards nel pomeriggio del sabato, poi si è intrattenuta per la cena ed il pranzo della domenica nel privé fronte-lago con il compagno ed il figlioletto. Sono state giornate di maltempo intenso, quelle alla BlogFest. Una perturbazione violenta ed addirittura una tromba d’aria hanno colpito l’area della rassegna per quasi tutto il week end. I partecipanti hanno a lungo aspettato che un raggio di sole sbucasse tra le nuvole, la pioggia ed il vento, per riportare uno squarcio di sereno e di beata tranquillità. Beh, ve lo posso assicurare  (parola di badge viola): quel tanto atteso raggio di sole domenicale ha colpito prima la leggendaria scollatura di Selvaggia, intenta a forchettare al rinfresco, per poi sgusciare via tra gli astanti al buffet e scivolare sulle onde increspate del lago, oppure impennarsi tra i lecci e gli olivi, su, su, per le pendici del Monte Baldo.

Quello stesso pomeriggio Selvaggia, ormai benedetta dal tocco di Apollo, è poi apparsa tra il pubblico del seguitissimo (e da alcuni contestato) intervento del suo compagno, Vicky Gitto, noto direttore creativo di  un’importante multinazionale dell’Advertising (c’è chi guardava più lei che lui, eh, stavamo sullo stesso treno…)

Vicky si è prodotto in un intervento piuttosto originale per spiegare la necessità di un linguaggio nuovo per la comunicazione nella rete. Durante la sua presentazione, il compagno di Selvaggia è arrivato a definire il video dell’attacco alle Twin Towers nel settembre 2001 come la migliore campagna pubblicitaria mai inventata al tempo del web: quelle incredibili immagini in diretta degli aerei contro le torri, che hanno fatto il giro del mondo proprio grazie ad Internet, si sono dimostrate uno spot micidiale per le attività di Al Qaeda e di Bin Laden.

La disamina del potenziale comunicativo di un gesto terroristico può apparire una scontata banalità ma anche essere interpretata come corollario di una folgorante intuizione del grande filosofo della società dello spettacolo, Guy Debord. Secondo il grande intellettuale francese la categoria dello Spettacolo era ormai talmente rappresentativa della società del dopoguerra, da potersi riconoscere non solo nel costume ma anche nelle principali forme di ideologia ed organizzazione dei sistemi politici: Debord definiva  “spettacolare concentrato” il comunismo e “spettacolare diffuso” il capitalismo.

Alla BlogFest Vicky Gitto ci ha solamente ricordato come il terrorismo possa essere considerato uno “spettacolare di massa” e quindi avere la forza di comunicare se stesso senza alcuna intermediazione o reimpostazione del messaggio. Propagandosi velocemente dove lo spettacolo trova il liquido di trasmissione più fluido (cioè Internet), l’attentato terroristico dimostra di avere quella potenza geometrica, quella rapidità di diffusione che batte la concorrenza di milioni e milioni di pagine web, di centinaia di spot pubblicitari.

Ma che c’entrano direte voi questi discorsi con le tette della finta Lucarelli su Facebook? Forse niente. Ma ho pensato a cosa voleva dirci veramente Vicky Gitto nel suo intervento e di come lui stesso avesse messo in pratica gli insegnamenti di Debord. Come? Semplice: facendo parlare di sè e delle proprie idee grazie ad un piccolo trucco da Società dello Spettacolo. Non ha certo ottenuto l’effetto voluto solo per aver illustrato il paradosso pubblicitario delle Twin Towers (da lui definito “idea della madonna”). Non ci ricorderemo certo di lui per aver evocato lo “spettacolare terroristico”  (insito nelle deflagrazioni del dell’attentato suicida), lo “spettacolare concentrato” (del comunismo) e nemmeno lo “spettacolare diffuso” (del capitalismo).

No. Proprio No. Tutti ci ricorderemo di Vicky alla BlogFest per quello che abbiamo visto di spettacolare vicino a lui.

Le tette della sua ragazza.

POST – SCRIPTUM – A COMMENT

Selvaggia Lucarelli su Facebook è:

1) le tette di un’omonima, ignara dell’identità della Selvaggia più famosa;

2) le tette di un’arrivista social-network, un’arrampicatrice senza scrupoli  (ma allora che la vera Selvaggia la smascheri…le strappi il reggiseno…imponga un confronto all’americana con le sue vere tette)

3) le vere tette della vera Selvaggia, vale a dire un’idea di Vicky Gitto per il BlogFest 2009 (titolo dell’intervento: le burle al tempo di Facebook. idea della Madonna n.2)

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