L’ammucchiata dell’imprenditorialità

Chi entra, chi esce. La settimana scorsa è stata molto fitta di indiscrezioni sui movimenti alla cordata italiana (la CAI) che sta rilevando Alitalia. Qualcuno (Marcegaglia e Benetton in testa) ha tentennato quando si è parlato di lock-up di 5 anni (periodo minimo di mantenimento delle azioni) ma la compagine resta salda, anzi continua la fila per entrare in quella che a memoria d’uomo è la più grande ammucchiata imprenditoriale della storia.

Nella lista dei nuovi ingressi si contano un certo Nicola Orsero (re della distribuzione ortofrutticola), il fondatore di Tecnogym (Nerio Alessandri) ed il finanziere Francesco Micheli, uscito dall’affare Fastweb qualche tempo fa. 

Che c’entrano con il trasporto aereo un movimentatore di pere argentine e uva sudafricana, assieme ad un produttore di cyclette e tapis roulant, per non parlare di un noto raider finanziario?

Niente. Ma la cordata è la cordata. Tutti vogliono salire sui nuovi voli Alitalia (siamo quasi a 20 singoli imprenditori) anche se, a dire il vero, nessuno è disposto a metterci più di tanto del suo (una manciata di milioni a testa). E’ ormai finita l’epoca degli imprenditori visionari e solitari che vedevano dove il mercato non vede (Bill Gates, Steve Jobs, etc.). E’ finita l’epoca dei tandem che hanno saputo raggiungere insieme risultati straordinari (Filo e Yang, Page e Brin, etc.). Adesso per un’impresa ardita bisogna essere almeno in compagnia di alcune dozzine di propri simili.

Il punto è: vogliono salire tutti su Alitalia perché è un grande affare o perché non è un affare?

Nel primo caso saremmo di fronte ad una rendita di posizione creata con un’alchimia politica (Alitalia da Rospo diventa Principe grazie ad un bacio del Governo, ma il Rospo lo ingoiano i contribuenti italiani); nel secondo caso si rischia di rimettere in piedi un’altra avventura fallimentare, con gli imprenditori che si accollano le eventuali delusioni in cambio (forse, ma senza forse) di altri “aiutini” nei loro business principali (una sorta di mazzetta all’incontrario, dalla Politica all’Economia).

Ma in entrambi in casi non si può parlare di imprenditorialità, perchè non viene creato un valore addizionale grazie all’impresa: semplicemente si redistribuisce. Il rischio vero non c’è. Quindi non c’è plusvalore. Quindi non si crea davvero nulla. E si fallisce in quella che è la vera missione dell’imprenditore moderno: rischiare in proprio (ma davvero) per creare qualcosa di nuovo: un prodotto, un mercato, un flusso di utili.

La favola dell’italianità è ora diventata la favola dell’imprenditorialità.

Nell’ammucchiata all’Italiana.

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