Ma perché non ce la beviamo?

Nonostante l’entusiasmo neofita del Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, non è stata ne di Conti (Enel) ne di Scaroni (Eni) l’idea di liquefare l’anidride carbonica (CO2) per evitare di emetterla nell’atmosfera e rispettare quindi i rigidi paramentri del protocollo di Kyoto sulle emissioni nocive.

Ingredienti Coca-Cola Light (in ordine di quantità): acqua, anidride carbonica, colorante al caramello, aspartame, acefulsame k, acido fosforico, benzoato di potassio, aromi naturali, acido citrico, caffeina.

Con il gas di scarico di un auto di tipo SUV si potrebbero produrre almeno 10mila lattine di Coca-Cola Light all’anno, una centrale a carbone vale 20 miliardi di lattine.  Ovviamente non si potrebbero bere tutte ma parte di esse potrebbero essere seppellite in luoghi di stoccaggio al fresco ed al sicuro. La necessità di produrre pizze aggiuntive per esaurire le scorte di bibita gassata darebbe poi un grande impulso all’economia di certe regioni italiane quali la Campania.

Trascurabili le emissioni dopo il consumo, attraverso i cosiddetti “rutti” (meno del 2% di totale)

Esiste tuttavia un (seppur limitato) rischio di attentati terroristici e sabotaggi presso i siti di stoccaggio con possibili eruzioni e fuoriuscite dell’anidride carbonica nel terreno o nell’atmosfera. Motivo per cui va severamente controllata la diffusione di caramelle che contengano gomma arabica in superficie.

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