Islanda: iamme, iamme, iamme iamme ia’…

Nel pieno della crisi finanziaria mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (una specie di enorme cassaforte mondiale del valore di 350 miliardi di dollari, di cui l’Italia possiede una quota di circa il 2%) decide di intervenire per salvare il sistema finanziario dell’Islanda, letteralmente al collasso, attraverso un prestito di più di 2 miliardi di dollari: un finanziamento di 7mila dollari per abitante (!) o, se preferite, 20mila dollari a chilometro quadrato (!!), una vera pioggia di denaro dal cielo.

Ma perché l’Islanda è finita in bancarotta? 

Nell’epoca della deregulation e della globalizzazione finanziaria le banche islandesi si sono indebitate facendosi prestare valuta straniera (per lo piu yen giapponese che da anni viene prestato a tassi molto convenienti, vicini allo 0%) per investire in attività rischiose ad alto rendimento (tra cui i famigerati titoli subprime) lucrando quindi sulla differenza tra (alto) rendimento degli investimenti e costo (basso) del debito. 

Gasati da anni di crescita (drogata dal denaro a basso tasso di interesse) tutti gli abitanti (non solo il sistema finanziario) sono entrati in sala scommesse e si sono giocati tutto quello che avevano sulle quote più alte, investendo in tutto ciò che capitava a tiro.

Ma lo scoppio della bolla finanziaria ha lasciato l’Islanda in mutande. Non avendo neppure l’euro, il piccolo staterello ha visto la sua moneta salire sull’ottovolante e diventare carta straccia. Motivo per cui interviene il Fondo Monetario Internazionale.

L’islanda è per lo più nota per le guerre del merluzzo.

Da anni rifiuta tutti gli appelli a cessare la caccia alla balena (sono rimasti loro e i giapponesi).

Non c’è una ferrovia in tutta l’Isola.

Attorno all’anno mille gli islandesi presero a pedate Erik il Rosso, che in fuga dall’isola andò a scoprire la Groenlandia.

Dopo la caduta della Danimarca, invasa da Hitler nel 1940, l’Islanda guadagnò l’Indipendenza ma fu talmente refrattaria a collaborare con gli Alleati nel blocco navale contro la Germania, che gli Inglesi dovettero invaderla per farne una base di operazioni militari.

E’ formalmente indipendente dal 1946, ma curiosamente al potere c’è il Partito dell’Indipendenza (non si capisce da che).

C’è da stupirsi che non si dica: “simpatico come un islandese”?.

Una nazione con un PIL da 10 miliardi di dollari è quasi sul lastrico, e oggi dobbiamo salvarla anche noi che a quanto pezze al culo non scherziamo.Una nazione con un PIL da 10 miliardi di dollari è quasi sul lastrico; oggi dobbiamo salvarla anche noi che a quanto pezze al culo non scherziamo. Non si poteva far fallire almeno l’Islanda? Va bene il ricordo indelebile di carriole piene di deutsche mark, la fila dei disoccupati americani, i romanzi di Steinbeck ed i film di John Ford con tutto l’armamentario terroristico del dopo’ 29. Ma il principio che non si deve far fallire più nessuno (dopo Bear Sterns e Lehman) sta cominciando a diventare una camicia di forza. L’Islanda, con tutto il rispetto. Con un PIL da 10 miliardi (5 volte meno dell’attivo Lehman pre-bancarotta). Poteva pure fallire. Con l’effetto sull’economia mondiale di una scoreggia nel mare.

Chissà cosa pensa un precario appena licenziato dal sistema pubblico italiano, sapendo che partecipiamo al salvataggio di un paese che, come animale simbolo, ha la Pulcinella di Mare, per non parlare della Volpe Polare.

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