La Gelmini? Lasciatela fare. Firmato Gramsci.

Siamo allo zenith dello scontro di inciviltà che contorna il dibattito sul decreto Gelmini (o del maestro unico). I tagli del personale che derivano dall’applicazione del decreto nonché i notevoli risparmi prospettati dal governo per l’intero sistema educativo (7,8 miliardi in 3 anni) hanno scatenato le proteste degli operatori scolastici, di molte famiglie e degli studenti che hanno invaso le piazze, occupato le aule, bloccato le lezioni.

Oggi la protesta ha celebrato se stessa con un corteo nella capitale che ha avuto il merito, per la prima volta da anni, di riunire tutte le sigle sindacali della scuola in un’unica voce ma che ha anche sottolineato la spaccatura manichea che caratterizza il dibattito fra Destra e Sinistra.

Ma chi ha ragione? Chi ha torto?

Noi, per dirla come Bertolt Brecht: “ci sediamo dalla parte del torto perché tutte le altre sedie sembrano occupate”.

La Sinistra ha torto perché reagisce in maniera convenzionale (con le solite parole d’ordine suonate a tromba dagli studenti) a quello che vede come un attacco alla sua area di egemonia culturale da decenni, oltre che ai posti di lavoro del suo bacino elettorale. Non si capisce infatti l’ostilità ideologica al concetto di maestro unico ne il postulato più risorse = più qualità, neanche si trattasse di capitalizzare una banca in crisi di liquidità. Numerose ricerche indicano che l’Italia spende quanto e più di altri paesi avanzati per l’Istruzione, ma con risultati più scarsi sia in termine di qualità del risultato che in termini di valore aggiunto: in poche parole avere studiato con profitto in Italia non porta ne a più opportunità, ne a più mobilità sociale, ne a migliori stipendi (siamo un paese dove un tassista guadagna in media tre volte più di un ingegnere e dove almeno sette universitari su dieci bivaccano per anni alla ricerca della pietra filosofale senza mai laurearsi).

La Destra ha torto perché semplicemente è (ancora una volta) inadeguata alla situazione. Il Governo taglia la spesa con la durezza ma anche con il respiro ideale di un ragioniere a cui sia stata conferita la licenza di uccidere. Con un livello così basso di architettura, con una tale povertà di visione (non basta parlare genericamente di efficienza ne il richiamo in servizio del voto in condotta) il progetto-riforma altro non sembra che la trasmissione da parte dei Berlusconi, ai suoi, dell’ordine implicito di esecuzione della Endlosung (la soluzione finale) al problema della occupazione delle scuole da parte della controparte politica. Progetto che trova nella giovane avvocatessa strappata all’Agricoltura (assessorato comunale di Brescia), Maria Stella Gelmini, un’interlocutrice non solo estranea ai fatti di 30 anni di problemi scolastici ma persino atteggiata in maniera permanente tra l’algido e lo schifiltoso, al limite del guanto di lattice e mascherina sterile, nei confronti dei propri figli-studenti, come ha fatto ben notare l’ex ministro Bersani.

Comunque, piaccia o no, la Destra, forte della sua maggioranza parlamentare, forte dei sondaggi, degli indici di gradimento, degli eserciti e delle polizie schierate e di un certo spirito del tempo che incorona Berlusconi come infallibile messo del Destino, ha tutte le armi per imporre definitivamente il suo piano liquidatore. Tagli ai costi, contenimento degli organici, qualche prepensionamento, l’irrompere delle scuole private di bandiera vaticana in concorrenza con il pubblico (soprattutto nell’intascarne le risorse), aule separate per gli immigrati. Qualche libro di storia con il finale riscritto. Forse i grembiuli, l’alzabandiera.

Ma per la Sinistra questa può essere un’occasione per rivedere la propria strategia da sempre incardinata sulla teoria dell’egemonia culturale sulla scuola e sui media; egemonia che dovrebbe plasmare la politica e da lì il sistema produttivo e la Società tutta.

Sono state infatti le Teorie dei Quaderni dal Carcere, di Antonio Gramsci, a modellare il pensiero strategico dei dirigenti comunisti e socialisti soprattutto dopo la breccia del ’68.

Beh, quelle teorie sono rimaste veramente nei quaderni di Gramsci perché, per tacere della mancata occupazione dei mezzi di comunicazione di massa (ad occhio e croce in mano a quello là, l’uomo di Arcore) il lavoro in profondità e lunghezza sulla scuola si è rivelato a dir poco fallimentare. E’ vero: ha prodotto una demi intellighenzia, ha conquistato gli strati superiori dell’istituzione con una sorta di comitato allargato permanente ma non è mai riuscito a plasmare le menti delle centinaia di migliaia, dei milioni di studenti che sono passati sotto le mani di maestri e prof. I fallimenti di alcune generazioni di formatori, di professori, sono sotto gli occhi di tutti. Il Protettorato agli Studi della Sinistra ha plasmato solamente l’immagine di se stessa, specchiandosi nella palude tossica dell’assemblearismo, dell’utopismo, dell’ideologia massimalista buona per i cortei e le proteste ma non certo per formare ne al lavoro ne all’arte, con gli alunni che hanno attraversato il lungo deserto scolastico in questi anni svaccando nell’assenza di senso civico, di qualunque imperativo morale, perpetuando il declino del paese sull’esempio dei sessantenni e quarantenni nonni e padri. Votando per lo più a Destra, tra l’altro. Altro che egemonia culturale.

La Gelmini, per conto di Berlusconi, vuole tornare alla scuola reazionaria, con il maestro unico ed il grembiule? Alle scuole dei preti? alle classi divise fra maschi e femmine? Fra neri e bianchi? Con la fine del tempo pieno? (alzi la mano chi crede sia necessario, forse i genitori che lavorano in coppia, a cui non basta l’esistenza del televisore al pomeriggio).

Bene, perché no? Se la prendano pure la scuola, se pensano che si possa ribaltare in questo modo il teorema gramsciano inverso che ha afflitto la Sinistra italiana. Ci provino loro a formare le menti ed i cuori dei giovani dato che:

1) gli studenti, ed i giovani in genere, fanno il contrario di ciò che gli si dice di fare;

2) gli italiani, in genere, fanno il contrario di ciò che gli si dice di fare;

3) stare seduti sui banchi di scuola al tempo di Internet, di Wikipedia, dei mille canali satellitari, dell’iphone, di facebook, della playstation non è facile ne di qua ne di la dalla cattedra.

Insomma, ci provino loro a riformare la scuola facendola tornare un po’ piu reazionaria di prima. Forse ci consegneranno una nuova generazione di rivoluzionari veri o anche solo di riformatori, per reazione contraria indotta dall’indottrinamento.

Ne sarebbe valsa la pena.

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