Porno Tax

playboy_october_2007_by_idol_monkeyPare proprio che stavolta non la scamperemo.

Già annunciata nella Finanziaria 2006 del precedente Governo Berlusconi poi messa in ghiaccio, la Porno Tax arriverà fra poco per combattere la crisi economica, generando un gettito di almeno 250 milioni di euro che aiuterà le casse statali anche se vanificherà, per gran parte degli ultrasessantacinquenni, i benefici della social card.

Nelle precedenti legislature la tassa venne più volte annunciata poi accantonata anche perché era difficilmente esigibile. La catena della produzione pornografica non è esattamente a prova di accertamento fiscale ed ha più buchi di quanti ne potrebbe tappare un Rocco Siffredi in giornata di grazia. Ma dato lo “Spirito del Tempo” siamo sicuri che in qualche modo la tassa finirà per essere pagata soprattutto dai consumatori delle pay-tv, con un aumento dei prezzi dei film adult in pay-per-view, adesso che con Murdoch la guerra è dichiarata in maniera ufficiale.

Quello che colpisce davvero, però, è il pervicace flirt del Governo con i giri di parole.

Nessuno introdurrà mai in Italia, nonostante la retorica dilagante, il reato di “sesso o in cambio di denaro (o altri favori)” altrimenti molte aziende (tipo Mediaset) dovrebbero chiudere per davvero.

Non è successo con la legge sulla prostituzione introdotta qualche settimana fa, dove i reati inseriti nel casellario sono l’esibizione, l’adescamento, la contrattazione in luogo pubblico (estendendo così il comune senso del pudore alle intenzioni e non solo alle prestazioni in plein air).

Non succederà neanche stavolta. Con la Porno Tax si introdurrà invece la seguente situazione impositiva: “(…) materiale contenente immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti (…) “. Il tentativo ovvio è di creare un casus belli per discriminare una industria (quella dell’hard) a discapito dell’intera industria cinematografica (con i suoi amplessi “velati” o “suggeriti” nei vari film Vanzina, o negli sceneggiati glamour). Insomma non potendo utilizzare la celeberrima definizione della compianta Petra Scarbach, in arte Ramba, in una trasmissione TV di Ferrara qualche anno fa (“porno è quando si vede un cazzo che entra in una figa”. Fiat Lux n.d.r.) la Politica si insinua nel percorso di guerra della perifrasi, sperando che l’applicazione de facto della norma non porti a qualche paradosso.

Ad esempio, chi è minimamente pratico di pornografia sa che le pornostar femmine ricorrono largamente all’orgasmo simulato, cosa che per i maschi è tecnicamente impossibile.

Verrebbero tassati solo gli attori?

Non è una discriminazione di opportunità?

Carfagna?

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Pubblicato su Contrail. Tag: . 3 Comments »

3 Risposte to “Porno Tax”

  1. Gina Says:

    Quello che colpisce davvero ammè è la parola ‘pervicace’
    ha un nonsoché di ginecologico.
    eccelente adattamento dello stile alla materia trattata, quindi.

    Che dire mon ami, sono tempi disgraziati.

    Diventare stupidi serve.

  2. Kluz Says:

    Bèh , è una via di mezzo tra “pelvico” e “cervice” …
    Ad ogni modo mi scappa da ridere : ci mancava la “porno tax” .

  3. Jonkind Says:

    Pervicace come Forcipe?

    Forse perché al Governo serve per fare quello che vuol fare al Paese?


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