Dal G.F. alla F., l’erotismo per ridere del super-format

Quando ho iniziato questa rubrica, qualche anno fa, il Grande Fratello era alle prime edizioni e nel gran clamore della novità fioccavano le dispute degli intellettuali ed imperversava la profondità degli psicologi mentre il pubblico (il Grande Pubblico) tratteneva il respiro trepidando per le uscite di scena dei protagonisti ma anche per la sensazione di vivere un cambiamento epocale nello spettacolo, nella vita della società, nella rappresentazione che l’umanità ha di se stessa (alé…)

In più fioccavano i siti di satira. Come tutte le volte che è in gioco qualcosa di grosso. Nel botto delle prime edizioni ci stava che qualcuno si prendesse la briga di prendere in giro il super-format della Endemol che ha rivoluzionato il modo di fare TV. Internet era piena di parodie. Erano nati il grande budello, il grande randello, il grande pisello, il grande fardello. Clarence impazzava con la grande famigghia…poi Clarence è morto, Berlusconi è arrivato al potere e neanch’io mi sento tanto bene…

Ci siamo abituati. Ci siamo assuefatti. E non si può ridere, con adeguato sarcasmo, di ciò che non emoziona più. Il G.P. (il Grande Pubblico) continua a premiare la trasmissione con gli ascolti, ma il popolo della rete ha abbandonato l’idea di mettere in scena la ridicola rappresentazione degli internati del giovedi sera. Ma più di tutto ha potuto l’anticorpo. Il Grande Fratello è di per sè una farsa, una variante della commedia umana vista dal basso. E’ satira-satira. Gioco di specchi. Ineffabile confusione tra realtà e finzione. Nel gioco di persone intelligenti che guardano degli imbecilli reclusi, in un gioco ripetuto alla noia, piano piano, una volta raggiunto il punto di accumulo, il flusso si inverte. E quando ti rendi conto di essere un imbecille che guarda dei furbacchioni la satira te l’han combinata loro. E tu raccogli.

L’unica parodia possibile in un tale contesto, e non vien mai a noia, è sempre lei: la pornografia. Ormai nella rete web i siti di satira del Grande Fratello sono veramente pochini, fiacchi, senza lampi. Invece la ciambella con il buco migliore è un sito sexy, che raccoglie le foto dei protagonisti catturati nei momenti più osé, momenti intimi rubati durante la trasmissione. Oltre alla sbirciata di sguincio, alla scossa di libido, c’è anche un sorriso, perché l’erotismo delle foto in questione è casalingo, sgualcito, un po’ goffo. Si ride perché li vediamo in mutande (e come per il famoso zoppo che cade si scoppia a ridere, allo stesso modo se vediamo qualcuno in mutande si ride ancora di più) ma anche perchè il loro erotismo è impacciato e distratto, un po’ da strapazzo. C’è Carolina con la cellulite, Katy in sottoveste, Ascanio sbottonato un filino… Ma soprattutto c’è lei, Barbara D’Urso, la conduttrice del programma, la G.F. del G.F., che è ancora un bel tocco di donna mentre ci sorride ammiccante dal bordo di foto professionali, posata ed impostata ben più dei suoi figliocci. Perché lei è una donna di mondo, ed ha già posato per Playboy ai bei tempi…quando c’era ancora la satira. Insomma, tira più la F. del G.F. Non c’è poi tanto di nuovo, in TV.

Il Califfo sparito: che fine ha fatto Saddam?

La guerra in Iraq rischia di creare un nuovo prototipo di guerra-lampo, quella nella quale il nemico scompare.

Il nemico, in questo caso Saddam Hussein, è sparito, si è dileguato, bye bye.

Come nel caso di Bin Laden nella precedente guerra afghana, il mondo si chiede dove sia il bersaglio grosso, lo spauracchio che ha tenuto ONU e USA sotto scacco per mesi.

Mentre lo Sceicco del Male è dato ora morto in una grotta, ora in fuga in moto o a cavallo, ora in Pakistan, adesso si sprecano le ipotesi su dove sia colui che è stato definito il Califfo di Baghdad: è in Siria? è morto in un ristorante di Baghdad (bombardato dalla CIA), è alle Hawaii? (pagato dalla CIA).

Qualunque sia la sorte del dittatore non si può non notare come in queste guerre iper-veloci, i nemici degli americani non abbiano nemmeno il tempo di dibattersi moralmente tra l’onore del martirio e l’opzione della fuga: la sconfitta è subito evidente, c’è solo il tempo di fare le valigie.

In tutto questo i vincitori vengono privati di un punto fermo: l’esposizione del trofeo, la gogna per il tiranno. Verrebbe da dire vittoria moralmente dimezzata: come può essere una guerra giusta quello in cui il nemico se la da a gambe? Se manco lui ci crede?

In più il vincitore prova un senso di smarrimento nella sua auto-rappresentazione.

Manca la tragedia, la punizione divina, il suicidio dell’abbietto, mancano i tribunali internazionali, le teste infilzate nelle picche, la firma della resa incondizionata.

Il novecento è stato definito il secolo breve, il Duemila sarà il secolo della guerra breve.

Adotta un terrorista: un’insolita uscita dalla crisi di Betlemme

Vediamo di ricostruire: per togliere l’assedio dalla Basilica di Betlemme, in cui è asserragliata una pattuglia di palestinesi -presunti terroristi -la strana triade Usa, Vaticano,Italia si è inventata una soluzione: 13 di questi, i più ricercati da Israele – che evidentemente ha deciso di lasciarli andare per non buttar giù a cannonate il luogo sacro -debbono essere ospitati da un paese straniero, meglio se neutrale, meglio se italiano.

La strana triade in realtà composta da Powell, Sodano, Andreotti ha già mostrato delle crepe, tipo Andreotti che continua a parlare a nome del Governo, quando dovrebbe starsene buono buono in parlamento finché morte non lo colga (il giro di parole serve ad individuare un senatore a vita…)

Insomma Andreotti, stia zitto e non prenda impegni per noi, debbono aver pensato Berlusconi e Bossi, il primo perché pensa che il 13 porti sfiga – in assenza, al solito, di parole chiare e di prese di posizione coerenti del premier dobbiamo attenerci all’arte filo-politologica -; Bossi perché con la nuova legge sull’immigrazione da lui proposta esordire proprio aprendo le porte a questa pattuglia di bombaroli farebbe incazzare – a ragione – qualche buon immigrato marocchino con la coscienza in regola, costretto a lasciare l’Italia a causa della nuova normativa.

Ma non è che gli Usa ed il Vaticano facciano una figura migliore.

I primi pur di raggiungere un successo diplomatico si mettono a decidere per gli altri, per cui l’Afghanistan deve essere liberato da ogni terrorista mentre su quelli altrui purché ci sia qualcuno che se li prenda in casa, va bene.

Il Vaticano, tanto per cambiare, predica in patria e razzola all’estero, proponendo un lasciapassare a persone di dubbia provenienza (non saran terroristi forse, ma quanti innocenti resisterebbero ad un assedio di un mese contro i tank israeliani?) e soprattutto sanciscono che la Basilica di Betlemme è inviolabile, ma qualche palazzina italiana merita di finire sotto tiro (per chi di voi conosce anche solo di nome il Mossad, capirà che dobbiamo attenderci perlomeno un esplosione anche a casa nostra, se accogliessimo la pattuglia…).

Insomma, quello di Betlemme è un vero pasticcio, potenzialmente più esplosivo – si perdoni la parola – del caso Ocalan qualche mese fa, o della fuga dei terroristi che dirottarono l’Achille Lauro addì 1985, terroristi catturati dagli Usa ed affidati all’Italia che se li fece scappare, in maniera ridicola, anzi volontariamente.

Chi avrà messo in testa a qualche genio diplomatico l’idea che l’Italia è il Bengodi dei terroristi?

Grattacieli e no: come cambia la vita un palazzo…

Tra qualche tempo sarà necessario riscrivere il rapporto tra l’uomo ed una delle sue invenzioni più sublimi: lo skycraper il grattacielo.

Mai come in questi ultimi mesi a cavallo tra il 2001 ed il 2002 (il vero giro di boa del millennio, secondo i certosini) si sono verificati tanti e tali fatti, tragici alcuni e burleschi altri, da far credere che qualcosa, in quel percorso ideale partito dalla costruzione della torre di Babele (lasciata a metà, già allora si trattava di Grandi Opere…) si sia interrotto per sempre.

L’idea che una costruzione umana, edificata in pietra prima, in vetro e cemento poi, si protendesse a tal punto verso il cielo, fino a quasi sfiorare Dio, è stata da sempre la molla che ha spinto verso l’alto mistici e costruttori alla ricerca di una comunanza spirituale i primi, di profitto gli altri (ma si sa, in certe religioni nordamericane fede e profitto pari sono).

Ma oggi quell’incantesimo si è rotto, quella pulsione religiosa non c’è più, il patto tra il grattacielo e l’uomo si è rotto.

Hanno cominciato i terroristi islamici dell’11 settembre, picchiando con i loro aerei di linea dirottati sui piani alti del World Trade Center a New York, li ha emulati un ragazzino in Florida, schiantandosi con un piccolo aereo da turismo contro gli uffici della Bank of America. E’ di poche settimane fa l’entrata del 70enne Fasulo nel Pirellone di Milano, con un Fokker a volo radente fino allo schianto al 26esimo piano della Regione Lombardia.

Non c’è più nulla di magico nello spettacolo architettonico di un parallelepipedo turrito che si staglia sull’orizzonte e vigila, come guardiano, sulle nostre metropoli.

L’uomo rifiuta il palazzone, lo odia come simbolo della stupida opulenza del Golìa moderno, ci si butta contro, per morire e far morire.

La sublime aspirazione dell’uomo di salire al cielo, di avvicinarsi a Dio, diventa più prosaicamente il tentativo di mandarsi al Creatore, lasciandoci le penne.

Lo spunto per questa piccola riflessione mi viene leggendo la notizia di una donna che a Miami ha cercato di suicidarsi buttandosi dal 14esimo piano di un palazzo. La poverina non ce l’ha fatta: si è solo rotta un braccio cadendo su di una panciuta e molle automobile americana; per una volta non ci sono aerei di mezzo ma la lugubre ombra di un grattacielo che aderisce perfettamente alla nera dissolvenza del Signor La Morte – mi si è proiettata innanzi, con forza.

A dire il vero altre riflessioni mi stimola le lettura di quella breve notizia riportata da Il nuovo on line, almeno due:

1) La donna è caduta su un auto, vicino all’auto c’era l’agente Mike Fresco, la donna sarebbe in crisi dopo 7 anni di matrimonio (che originale…), il palazzo era il 14esimo, il doppio di 7. Il Venerdi precedente (giorno sfigato il Venerdi, quaresimale…) la donna aveva ingoiato un tubetto di pillole, senza riuscire nell’intento…Ecco, se io dovessi inventarmi una notizia la scriverei proprio così, ma io non faccio il giornalista in america e poi c’è la testimonianza di Mike Fresco;

2) Mike Fresco dopo aver portato la donna in ospedale ha affermato: “evidentemente non è il suo momento…(ironico) per poi impietosirsi: “ha bisogno di aiuto”.

Ok, Mike, buttala dal 28esimo.

Sgarbi contro le Iene. Si va dal giudice.

Una volta i giullari servivano a far divertire il Principe.

Se il Principe non si metteva a ridere per le buffonaggini degli artisti convocati al suo cospetto la fine era certa: i malcapitati venivano decapitati.

In questa semplice assonanza c’è più di una speranza.

La rissa tra Iene e Sgarbi, con intervento del prode Staffelli a parare il colpo, si trascina ormai da diversi mesi: è cominciata con la storia dell’assenteismo (in parlamento), poi quella del pendolarismo (notturno, per musei), quella dello schiavismo (dei custodi, dei musei di cui sopra), per arrivare alla questione Telemarket, la Tv commerciale di opere d’Arte per la quale Sgarbi è un testimonial ed il cui Presidente Corbelli è stato arrestato per truffa. A Sgarbi, per questa vicenda, non sono contestati reati – come neanche nelle altre occasioni – ma solo comportamenti strambi, inopportuni per un personaggio con il suo ruolo al Governo.

Nel corso della polemica che vorrebbe farsi satira – o viceversa – sono volati i seguenti:
da Iene-Striscia a Sgarbi:
drogato
assenteista
pendolarista
impotente
cornuto
opportunista
inopportunista.

Da Sgarbi alle Iene-Striscia:
tapiri
calci
pugni
schiaffi
culattoni
raccomandati
comunisti.

Ora, è evidente che chi semina vento raccoglie tempesta: com’è, come non è, si è arrivati allo scontro dal Giudice. Praticamente ognuno di questi vocaboli vale una potenziale causa: certo Sgarbi – come al solito – esagera: 51 milioni di euro!!! per essersi beccato del drogato tra il serio ed il faceto.

Prepariamoci, la storia sarà lunga: chi vincerà? C’è da scommettere che finirà tutto in niente.

Ormai la polemica è fine a se stessa, l’importante è far chiasso, le due parti in causa fanno tutto per alimentare il teatrino, a favore di audience da parte di Iene-Striscia, a favore di popolarità da parte di Sgarbi, che ci mette un pizzico di delirio estetico, una quota di grasso d’artista pop.

Quando finirà la sarabanda?
Facile a dirsi: quando il Principe si metterà a ridere.

Sarà un’impressione, ma quando, durante le interviste-rissa le parti cominciano ad annusarsi, a matarsi, infine si scagliano l’una contro l’altra si nota una certa goffaggine timida, una certa inquietudine da palcoscenico.

Come pagliacci che entrano in scena per compiacere il Principe, i “nostri”, mettono in scena una recita per un solo spettatore: vorrebbero piacere un po’ più dell’altro agli occhi del Sovrano, hanno però il timore di risultare inadeguati, di non piacere affatto.

Caro Berlusconi, sei l’unico che può interrompere la gazzarra prima che si distragga un giudice per simili cazzate.

Dì ai tuoi pagliacci che basta, lo spettacolo è finito.

Ed usa il pollice a fin di bene: su o giù.

E se non ti piaceranno non esitare.

Malcapitati, decapitati.

Satira: anno zero.

Tirato politicamente per i capelli dalla Destra (che lo accusa di essere un militante dell’opposizione) e dalla Sinistra (che cerca di farne un paladino della democrazia contro il regime berlusconiano) Benigni aveva a Sanremo una grossa responsabilità: definire i nuovi confini di intervento della satira, il nuovo ruolo, nella neonata Repubblica del Centro Destra al Governo, della battuta ridanciana a sfondo politico.

L’intervento del comico toscano in prima serata, sabato 9 marzo 2002, era atteso come un pronunciamento delle Nazioni Unite, come un discorso di Bush, come una tetta della Arcuri all’arrivo della primavera.

L’intervento di Benigni ha però sorpreso un po’ tutti limitando lo spazio riservato alla politica e lanciandosi invece sul Sesso (letteralmente, quello di Baudo, Arcuri e Belvedere), nella Musica (con una canzoncina sull’amore) e su Dante, citato con un inno a Madonna Vergine.

Lo show di Benigni, coinvolgente ed appassionato al punto di scatenare una standing ovation da parte del teatro Ariston, ha prima commosso poi diviso il pubblico televisivo (20 milioni di spettatori, quasi una finale dei Mondiali…) e la critica.

A tutti è parsa possibile una doppia lettura: la prima conciliante con i suoi nemici, la seconda nel segno della continuità antagonista.

Soprattutto la chiusura dell’intervento, con le esortazioni a Berlusconi affinché faccia tutto il possibile per farci sentire tutti orgogliosi di essere italiani, è subito parso materiale da esegesi nel genere satirico: sberleffo o pacificazione? .Invito ad andarsene dal governo oppure un brandello di fiducia , una nuova delega inaspettata e clamorosa? .

I “maligni” – favorevoli alla tesi della mano tesa al premier – sostengono che, con il film Pinocchio in uscita il comico toscano non possa permettersi di dare troppo contro al padrone dei cinema, delle Tv, delle videocassette, dei supermercati dove vendono i popcorn e la coca cola che bevete guardando le videocassette…e così via….

I “benigni” (scusate il gioco di parole)- i lealisti della satira come arma sempre sguainata contro il regime – parlano invece di provocazione sottile, falsamente ingenua, ricca di carica dirompente proprio perché in grado di arrivare a chiunque, favorevoli e contrari politicamente, dando al Presidente del Consiglio una responsabilità forse troppo alta per lui, che conosce solo l’orgoglio anticomunista.

Insomma, l’Italia si divide in due: Guelfi, che pensano che Benigni si sia venduto a Berlusconi per il suo tornaconto, e Ghibellini per i quali Enrico B. rimane il campione anticonformista di sempre.

E’ il momento di contarsi – come diceva la maestra in gita salendo sul pullman – chi di voi è Guelfo, chi Ghibellino?

La colazione? Ma no: è la coalizione

Non credo di essere il solo a pensare che Rutelli e Fassino siano i nuovi comici della politica.

L’uno – Rutelli – si picchia sulla fronte
“azz…l’opposizione!” e se ne esce con la sveglia che suona per l’opposizione alla manifestazione di Roma (altro che le suoneremo le nostre campane…, qui basta una sveglia da comodino…).

Fassino poi, ha l’aria triste, ma allo stesso tempo comica, di certi caratteristi Guareschiani del dopoguerra: lo Smilzo della Banda di Peppone, il Lungo che se ne sta zitto in un angolo della Casa del Popolo, con il suo cappello floscio, pronto ad entrare in azione quando c’è da spaventare il nemico Don Camillo. Fassino è il KGB dal volto umano.

Mah!

Tra il Verde (ex) Rutelli ed il Rosso (ex?) Fassino la figura del semaforo è la più appropriata, parlando di carisma…tanto il vigile della democrazia non c’è più.

Manco l’Authority sul conflitto di interessi…