Pastorale Americana – Philip Roth

Caro Jonkind,

l’altro giorno, nella vetrina di una libreria diversa dalla solita, una di quelle di una volta un po’ piccole e un po’ di paese, fornite solo di qualche cosa, c’era non so che di Philip Roth.

Allora sono entrata e ho chiesto al commesso qualcosa di Roth, ma in versione tascabile. Lui, all’incirca, si è premurato di spiegarmi che Roth non è una lettura da metrò, non una lettura facile. Ho pensato che non c’era dubbio, visto chi me lo aveva consigliato. A lui ho solo detto, testuali parole molto poco tecniche che l’hanno scandalizzato definitivamente, che preferisco la copertina morbida. E’ così: pensi quel che vuole. Alla fine sono uscita con Pastorale Americana, che sto divorando.

Ora che sto spulciando i commenti IBS per capire con cosa proseguire (mi ha spiegato anche che Everyman, e “non è una questione di spessore” (e ti giuro che intendeva lo spessore in senso di centimetri!) era fuori dalla mia portata perché conteneva troppi riferimenti a personaggi di scritti precedenti)…ora che sto spulciando IBS, dicevo, mi è venuto da dirti: perché uno così fa il librario? Ehm, no, in realtà volevo dire: è stato un ottimo consiglio. Grazie. Era veramente da tempo che non imbroccavo qualcosa che promettesse di essere un vero e proprio filone, come Faulkner, Steinbeck, Coe o Marai.

da anna_suppi@hotmail.com

Le Benevole – Jonathan Littell

Caro Jonkind,

questo romanzo, “Le Benevole” è un capolavoro insospettabile. Scritto da un americano che scrive in francese, ha vinto, con clamore (anche per come descrive con maestria il clima collaborazionista dell’intellettualità francese della repubblica di Vichy), il premio Goncourt.

Narra della tragedia della seconda guerra mondiale, nonché dell’olocausto ebraico, dal punto di vista di un alto ufficiale delle SS, Maximilian Aue, riuscendo a dare un punto di vista tutto nuovo su quelle vicende. Non perché cerchi di negarle, ribaltarle o semplicemente rivisitarle, ma per la capacità (espressa con una prosa altamente coinvolgente) di far assumere al personaggio la piena responsabilità della violenza quotidiana e delle mostruosità raggiunte dal fanatismo nazista. Il protagonista (e l’identificazione del lettore con esso) ha la forza di una presa di coscienza collettiva, di ammissione di colpa non retorica ma sostanziale, di pieno coinvolgimento dell’intera specie umana nella tragedia del ventesimo secolo.

In un certo senso questo romanzo supera La Banalità del Male” di Hannah Arendt Arendt, dando una nuova profondità, una dimensione aggiuntiva al personaggio del carnefice che assomiglia, ancora più dell’Adolf Eichmann tratteggiato dalla filosofa tedesca, all’uomo comune, persino simpatico, intelligente, ambizioso, esteta. Terribilmente moderno.

In definitiva ci assomiglia così tanto, a noi che lo leggiamo, da farci capire l’abisso in cui può scendere l’essere umano, senza più darci alcun alibi. Non solo gli ottusi burocrati, come Eichmann, possono compiere uno sterminio, ma tutti noi, trovandoci dalla parte sbagliata della Storia, potremmo compiere crimini contro l’umanità e noi stessi. Come dice l’attore Adrien Brody, protagonista del film Il Pianista, di Roman Polanski: “tutti noi, in un certo momento della Storia, possiamo compiere qualunque azione”.

Un personaggio, l'”io”, il “noi”, Maximilian Aue, alto ufficiale delle SS che entra di pieno diritto nell’olimpo dei grandi personaggi della letteratura: i Jean Sorel, i Raskolnikov, persino i giovani Holden.

Da non perdere

claudiano@supereva.it

Come sono diventato stupido – Martin Page

Caro Jonkind,

ormai non sto leggendo più niente.

Sto lavorando, dormendo, guardando i cartoni animati e mi godo il mio lento diventare stupida.

Btw, hai mai letto “Come sono diventato stupido” di Martin Page?

E’ molto carino.

Anonima “quasi” stupida

Le particelle elementari – Michel Houellebecq

Caro Jonkind,

ti consiglio di leggere “Le particelle elementari”, non foss’altro che per avere qualche bella frase da citare corteggiando una tua fiamma. Una volta ad esempio inserii in una lettera d’amore questa: “La tenerezza è anteriore alla seduzione, ecco perché è tanto difficile disperare”.

E’ stato scritto con cura da Michel Houellebecq dieci anni fa ma fa traslucere con acuta e leggiadra spietatezza il senso della vita, oggi. Incredibile, ma alla fine secondo me ce la fa. Come la rete di un pescatore che si rivela piena.

Utilizza linguaggio e argomenti scientifici come cartina di tornasole della realtà, l’esistenza un po’ iperrealista e molto ironica del quarantenne ricercatore protagonista e la storia della sua famiglia, gli accoppiamenti delle particelle, appunto, per spiegare il correre dell’universo verso un nulla che non è più un nulla, se non nelle uniche dieci pagine che ancora non ho deciso se perdornargli – potrò deciderlo forse solo incontrando il buon Michel: una comune di figli dei fiori che come Satana Manson sottopone ad inutili torture persone indifese. Inutili come quelle dieci pagine, per il mio cuore delicato.

Ma è un bel libro.

da biancamaria.frondoni@fastwebnet.it

L’insegnante di astinenza sessuale – Tom Perrotta

Caro Jonkind,

questo è davvero un romanzo importante.

Parla infatti di normali (ma scandalose per alcuni) lezioni di un’insegnante di educazione sessuale che scatenano le reazioni rabbiose di alcuni genitori ultrareligiosi). Al liceo in questione viene quindi chiamata un’insegnante di astinenza sessuale che metta in guardia dai pericoli della passione.

Succede, ovviamente, in America, dove Tom Perrotta si diverte a costruire una storia che va dritta al cuore del nostro tempo. Intorno al piacere negato lo scrittore cuce una trama dove sessualità, aborto, diritti degli omosessuali danzano nel punto esatto in cui si scontrano libertà ed integralismo.

da pmaraone@hachette.it

 

Una questione privata – Beppe Fenoglio

Caro Jonkind,

ti consiglio Una questione privata di Beppe Fenoglio.

Sono racconti, il primo è il più lungo. Scritti in modo semplice, visivo, con una prosa che diventa poesia e riesci quasi a sentire il freddo umido delle Langhe che ti penetra nelle ossa, e fai un tuffo nel temp, con tutto il corpo, in mezzo ai ragazzi che fecero la Resistenza. Avevano vent’anni e molti di loro si trovavano in collina per caso, pochissimi erano mossi dall’Idea. Molti erano meschini, altri avevano paura.

Insomma, erano esseri umani.

Il partigiano Milton ha vent’anni, è alto, allampanato e innamorato di Fulvia. Un amore impossibile, lei si è rifugiata a Torino. Rimane il ricordo, impresso nelle cose, di un’estate di chiacchere e speranze. E anche il terribile sospetto che lei ami un altro. Questa paura, insieme all’incoscienza tipica dell’età, lo porterà a compiere un’impresa coraggiosa. Bellissimo in finale.

Magari potrei anche mandarti gli indirizzi di un agriturismo e di alcuni ristorantini della zona descritta da questo libro: Alba, Benevello, Manera, Mango. Dove ho trascorso un week end meraviglioso.

da rspadotto@hachette.it

Gli occhi negli alberi – Barbara Kingsolver

Caro Jonkind,

ho appena finito di leggere il Teatro di Sabbath di Philip Roth, fondamentalmente perché ero stufa che mi dicessero: “non hai mai letto Philip Rooooooooth????”.

La nota negativa è che l’ho trovato molto bello, ma niente più. Sarà quel parlare della vita per ossessioni concentriche, boh.

Quella positiva è che mi ha fatto comunque venire voglia di comprare Pastorale Americana.

E’ poco letterariarmente mainstream, ma l’ultimo libro che mi ha emozionato nel profondo è stato “Negli occhi negli alberi” di Barbara Kingsolver. Me l’aveva regalato un’amica che lavora in Congo per l’Onu. Non lo conosce nessuno.

da sdelcorona@hachette.it