Alla Libica

la-russaDopo aver messo fine ad un contenzioso che durava 40 anni, quest’estate Berlusconi si è accordato il leader libico Gheddafi sull’indennizzo dovuto alla Libia per l’occupazione coloniale subita nella prima parte del ‘900.

Per la prima volta dopo Versailles (che sancì rovinose sanzioni a danno della Germania dopo la prima guerra mondiale) abbiamo riscoperto il principio piuttosto “mobile” che riparazioni economiche siano necessarie per eventi politici di quella portata. Abbiamo anche scoperto che la Libia, non soddisfatta dei sequestri di beni ai danni dei coloni italiani espatriati, abbia preteso una somma in denaro (5 miliardi di euro) per chiudere il conto. Soldi pubblici che Silvio ha volentieri concesso (non essendo i suoi) annoverando così Gheddafi nella cerchia sempre meno ristretta dei suoi amici politici.

5 miliardi di euro per costruire tra l’altro l’autostrada litorale libica, in 20 anni (all’Italiana); Leggi il seguito di questo post »

Fondo Madre Chiesa

150px-tettamanzi_card_A sorpresa, nel giorno di Natale, l’Arcivescovo di Milano  monsignor Tettamanzi  annuncia la creazione di un Fondo Diocesano per il sostegno dei parrocchiani più bisognosi colpiti dalla crisi.

Addirittura 1 milione di euro, stanziati in quattro e quattro otto come noi e voi si stanzia un cappuccino e brioche, costituiscono la dote che la Diocesi Milanese metterà inizialmente a disposizione, non si sa con quale metodologia o procedura, dopo aver verificato l’esistenza di questi fondi a seguito di non meglio precisate “economie collettive e personali” (la dotazione privata del Vescovo) Intra Ecclesiam.

Il surplus, si capisce, origina dalla tassazione pubblica (l’8 per mille) e dalla carità privata dei fedeli ma fa piacere sapere che la Chiesa è fra le poche istituzioni finanziarie nella nostra economia martoriata e che non ha ecceduto nelle speculazioni immobiliari (nonostante la franchigia riconosciuta sull’ICI) o finanziarie (ad occhio e croce dopo lo IOR, non è mai finita con il culo per terra). Se avanzano 1 milione di Euro (dice la legge del menga), ce ne saranno (di utile) almeno altri trenta.

Ma la mossa di Tettamanzi dice soprattutto una cosa: la Chiesa non si accontenta più dei poveri, dei diseredati, dei bambini africani, dei poveri cristi.

La Chiesa approfitta della crisi economica per irrompere nel ceto medio (in caduta libera) e fare un investimento sui fedeli a lungo termine, mai stati così a buon mercato.

Questi soldi del fondo, la Chiesa, li chiederà poi indietro?

Prestatore ultimo (altro che la scomunica per gli strozzini).

Mistero della Fed.

Amen

Il tassista ed il tassato

Interno taxi, Roma. Ore 11.23

“so’ 33 euro, dotto’, famo 35? Se’ pe’ llei va bbeene…”

“no, scusi, abbia pazienza, non mi va bene per niente. Quale sarebbe il motivo? Se sono 33 facciamo 33”

“dica lei…dotto’…””

“dico 33”

“vabbeh, il padrone è llei…”

Interno taxi, Roma. Ore 15.41

“dotto’, me so’ dimenticato de fa’ scatta’ er tassametro ar parcheggio: lei vede 20 ma so’ 30. Chiaro?”

“eh beh, chiaro un par di palle, mi scusi, eh…”

“non s’arrabbi dotto’…le assicuro…so’ partito dar parcheggio e mi so’ dimetnciato de fa’ scatta’…sono passato proprio adesso qui e mi sono…”

“vabbeh, ma quant’è?”

“proprio qui, proprio dove passamo adesso…”

“ho capito…ma quanto sarebbe in più?”

“so’ 10 euro, dotto’…”

“ma faccia un po’ come le pare…”

Il Natale

Se gli uomini avessero davvero nello sguardo la lucidità di Dio saprebbero distinguere, nel flusso delle idee filosofiche, le verità metafisiche dalle vicende puramente storiche. Guardate il Cristianesimo. E la festa del Natale. Duemila anni fa, in Palestina, in una cerchia ristretta di rabbini impazienti maturò la decisione dello strappo dalla religione degli avi. Insoddisfatti del tempo messianico, dalle promesse vane di un salvatore annunciato da migliaia di anni, deciesero che il tempo era maturato e che il salvatore era Gesù: un angelo biondo, probabilmente carismatico, bello e dai lunghi capelli. L’Ebraismo rinnovato da questi rivoluzionari si staccò dalla tradizione del Vecchio Testamento: la nuova religione voleva tutto e lo voleva subito. Il distacco divenne presto odio per i Padri. La Storia si riempì di promesse ancora oggi da mantenere. Ecco, pensate al Cristianesimo come ad un ’68 ebraico. A Gesù come una rockstar. Al Natale come una Woodstock che ogni anno si rinnova. Poi oggi ascoltate il messaggio natalizio di Papa Ratzinger in Vaticano. Come diceva quella canzone: “sei finito in banca pure tu.”

La Noia ed il bambin Gesù

Era un ragazzo buono e curioso. Ricevette da subito un’educazione cattolica. Per quindici anni fu un bambino ubbidiente, un adolescente rispettoso, divenne chierichetto. Trovava le regole accettabili, il risultato onesto. Non ebbe mai seduzioni mistiche. Non cercò mai altre religioni. Ma al quindicesimo anno, al quindicesimo Natale in fila, quando ripartì il solito racconto del bambin Gesù nella mangiatoia, e della Stella Cometa, e dei Re Magi, non ce la fece davvero più. Uscì dalla chiesa con uno sbadiglio. Non ci rientrò mai più.

La Paura e La Speranza – Ritorno a Versailles

copt13asp(Giulio Tremonti, La Paura e La Speranza, I valori, per un’identità europea, pag. 75).

Un secolo pieno, se pure breve. Un secolo che non contiene infatti solo la fine del comunismo e l’avvento del mercatismo, le due polarità ideologiche più forti nate rispettivamente al principio e alla fine del Novecento, ma anche i fascismi, il nazismo, la Shoah, i misteri di Fatima, la sepoltura della civiltà contadina, il principio e la fine della fabbrica, il consumismo, infine la crisi della democrazia e l’alienazione dalla democrazia. E’ tutto questo insieme di frenetici mutamenti, tutta questa straordinaria concentrazione di eventi, che ha stravolto la nostra cultura e che alla fine ha creato e lasciato un vuoto nel cuore e nell’anima dell’Europa.

Prima non era così. Prima l’Europa “cristiana” era une grande république che, pur dilaniata da guerre interne, si presentava tuttavia come lo spazio di un’immensa repubblica dominante “nell’arte…nella ricchezza…nell’industria” (Voltaire, il secolo di Luigi XIV, 1751)

COMMENTO: mischiando, al solito, le pere con le mele, il Vandeano Giulio Tremonti ritorna a bomba, al regno di Luigi XIV, per lenire la nostalgia del suo tempo ed i suoi valori irrimediatamente perduti.

Il ricordo Giuliano, quasi agreste, dell’Europa Cristiana perde ahimè per strada la Rivoluzione Francese, l’Illuminismo, i moti rinascimentali, lo sviluppo dei continenti extra europei ma caccia dentro il segreto di Fatima (importante quasi quanto le guerre mondiali, veh) e piange per sempre la sepoltura della civiltà contadina (quella dei pogrom della Shoah, per dire) e la fine della fabbrica, che sarà finita in Italia per le scelte idiote di politica economica, ma che altrove non è ancora smarrita. Così come è successo per la democrazia, grazie all’imbalsamatura del Parlamento.

Pur dilaniata da guerre interne…tsé…dettagli.

Giulio, ritorna a Volterra.

E restaci.

Artista

Non volle essere artista per non gettare via la sua vita. Ma è proprio illudendosi di esserlo, che la sprecò davvero.